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Angelo Mai

Nasce, si occupa, si sgombera

Oggi nel cuore del rione Monti c’è un edificio cha sta cadendo a pezzi. Ha un ampio cortile interno, un piccolo teatro e anche una chiesa sconsacrata. È l’Angelo Mai, dal nome del cardinale gesuita che riportò alla luce numerose sezioni del De Republica di Cicerone, andate dimenticate nel corso del Medioevo, e che nel 1829 permise la trasformazione del complesso – di cui le prime tracce risalgono addirittura alla fine del ‘500 nella pianta curata dal Tempesta – in una scuola, che è diventato successivamente l’istituto scolastico dei fratelli La Salle, uno storico convitto in cui i ragazzi si dedicavano agli studi umanistici e alla teologia. Adesso, da quando nel 2002 è scaduta la concessione statale di cento anni, è un rudere abbandonato che si affaccia sull’incrocio tra Via degli Zingari e via Clementina. Mentre si discuteva su come rendere utilizzabile questo spazio, senza tuttavia ottenere nulla di concreto, alcuni senzatetto si sono rifugiati all’interno dell’Angelo Mai. Hanno cominciato a stabilirvisi intere famiglie in difficoltà, seguite non molto tempo dopo da un gruppo di ragazzi che avevano visto nell’edificio dimenticato un interessante spazio adatto a realizzare e promuovere cultura, spettacolo, arte. È nato così nel 2004 il Centro sociale Angelo Mai, che conta tra i suoi ospiti più illustri artisti del calibro di Vinicio Capossela. Il Collettivo ha proseguito le proprie attività culturali finché nel 2006, dopo continue sollecitazioni da parte del Comune ad abbandonare l’edificio occupato, l’associazione Angelo Mai e le venticinque famiglie che abitavano all’interno sono state sgomberate. Nel 2009 gli artisti e i ragazzi del centro sociale sono stati trasferiti dal Comune a Viale delle Terme di Caracalla 55a, in seguito alla ristrutturazione del nuovo spazio realizzata senza l’ausilio di fondi pubblici. Dopo un ulteriore sgombero nel 2012, i ragazzi dell’Angelo Mai sono ritornati a reclamare i propri diritti e hanno ripreso possesso della nuova sede, seppur dovendo cedere alcuni spazi. Nel 2014 un’inchiesta portata avanti dalla Digos e coordinata dalla Procura di Roma, a seguito delle numerose proteste portate avanti dai ragazzi del Collettivo, denunciava tra loro circa quaranta indagati con l’accusa di estorsione, minaccia, violenza privata, lesioni, ingiurie, percosse e furto di luce ed elettricità. Dopo il sequestro di computer e materiali di lavoro e le perquisizioni in case degli attivisti, il collettivo viene, tuttavia, scagionato dalle accuse con una sentenza storica con cui il Tribunale di Roma ha stabilito che il teatro alle Terme di Caracalla venisse riconsegnato al collettivo dell’Angelo Mai che a giugno del 2014 è rientrato nel proprio spazio, vincendo nel 2017 il Premio Ubu Franco Quadri.

 

 

Piani di riqualificazione e fallimenti del Comune

Dal 2002 le proposte di riqualificazione avanzate sono state le più disparate: dai primi progetti volti a realizzare un centro commerciale, prospettiva che, dopo aver provocato una forte indignazione negli abitanti della zona, è stata messa da parte; fino alla possibilità promossa dall’ex sindaco Walter Veltroni, di rendere lo stabile una scuola media sede del Visconti, il “Viscontino”. Ma la struttura non era evidentemente abbastanza capiente da ospitare i 500 ragazzi che allora studiavano nella sede del Visconti, e la previsione di una spesa di cinque milioni di euro lasciava pensare che la ristrutturazione fosse difficilmente realizzabile. Parallelamente ai fallimentari piani di riqualificazione comunali, nel 2002 nasce la Rete Sociale Monti (RSM), a seguito dell’emergere del caso dell’ex Istituto Angelo Mai, che l’amministrazione statale aveva da poco inserito nell’elenco dei beni pubblici da cartolarizzare. La RSM, coadiuvata dalla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Roma Tre, si è quindi battuta per scongiurare questa possibilità: alcuni docenti del Master Progettazione Interattiva Sostenibile e Multimedialità (PISM) dell’Università hanno assunto come oggetto di esercitazione progettuale il tema del recupero e riuso dell’Angelo Mai, intrattenendo inizialmente rapporti proficui con il Municipio I, dimostratosi interessato alla gestazione di proposte che vedevano la compartecipazione degli abitanti del rione e delle istituzioni universitarie. Per le diverse parti del complesso erano state proposte nuove destinazioni d’uso e nuove forme di gestione degli spazi recuperati; ma con la decisione finale di destinare il plesso ad ospitare la scuola media “Viscontino” le proposte della RSM sono rimaste inascoltate. Ciononostante, tra il 2006 e il 2007 la Rete Sociale Monti ha organizzato con la Bauhaus Universitaet di Weimar un workshop-concorso per il recupero e il riuso del giardino dell’Angelo Mai. E’ solo alla fine del 2009 che si è presentata, dopo alcuni anni di stallo, la possibilità di riavviare il processo di progettazione partecipata per il recupero degli spazi pubblici (non scolastici) dell’edificio, con l’appoggio dell’allora delegato del sindaco al centro storico, Dino Gasperini, mai più andata in porto.

Come (non) si cambia

Dopo i 9 milioni di euro per restauri spesi nel 2006 per restituire al plesso l’aspetto originario e destinarlo a uso didattico, nel 2017 si torna alla soluzione originaria: vengono stanziati 4 milioni di euro per completare il restauro del terzo lotto e convertire l’edificio in una scuola; il bando di gara d’appalto è pubblicato dal Campidoglio il 28 dicembre 2017 per l’ultima tranche di lavori, finanziati grazie allo sblocco dei fondi fermi dal 2013 per il Patto di Stabilità, al termine dei quali l’Angelo Mai dovrebbe infine diventare sede della scuola media Visconti.

Nathalie Naim, consigliera del primo municipio della lista Radicali che si è da sempre battuta per la riqualificazione dell’edificio, in una mail del 29 ottobre 2019 in cui si rivolge agli abitanti del quartiere, spiega che “la Commissione tecnica sta esaminando le offerte delle ditte per individuare la vincitrice”. A distanza di due anni dallo sblocco dei fondi e dalla pubblicazione del bando, l’inizio dei lavori, salvo inconvenienti, è previsto per marzo 2020, con una durata complessiva di due anni. Il Municipio avrebbe inoltre fatto la richiesta alla Regione di uno stanziamento per effettuare anche i lavori di recupero della cappella della scuola e del giardino, non compresi nell’appalto.

Vent’anni è il prezzo da pagare, se andrà tutto liscio, per arginare una parabola di desertificazione culturale senza soluzione di continuità.

Articolo di Martina Taddei e Susanna Rugghia

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