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I soldi del PNRR per una base militare in un parco a Pisa

16/03/2022

A Coltano, una frazione agricola di 400 abitanti nella campagna tra Pisa e Livorno, si intrecciano le contraddizioni di un governo che si muove tra militarismo e astratti richiami alla transizione ecologica. Verrà costruita una nuova base militare là dove fino al 2006 sorgeva quello che tra i residenti è conosciuto come “il radar”: un centro militare (poi dismesso e oggi in stato fatiscente) con cui le forze statunitensi della vicina base di Camp Derby controllavano i cieli del litorale toscano. 

 

Una nuova base militare che nessuno vuole

730 mila metri quadrati di area protetta all’interno del parco regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli saranno recintati per far spazio al quartier generale del primo reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” e dei centri cinofili dell’Arma.

Saranno invece 440 mila i metri cubi di nuovi edifici costruiti per completare un progetto che prevede, tra le varie strutture, una pista di atterraggio per elicotteri, caserme, magazzini, piscine, palestre, mensa, 2 poligoni di tiro e 18 villette a schiera. 

Un intervento seriamente discutibile per un territorio come quello italiano che, secondo i dati ISPRA del 2021, negli ultimi 15 anni si è ritrovato con oltre 105.000 ettari di suolo  impermeabilizzati.

In pratica, ogni secondo in Italia si perdono circa 2 metri quadrati di terreno a causa della cementificazione.

 

Contro la voce degli esperti e dei cittadini

Nella relazione allegata al piano dagli esperti del parco, consultati nell’aprile 2021, si richiamano inoltre i vincoli di Area naturale protetta cui è soggetto il territorio in cui dovrebbe sorgere la base militare, il rischio di pericolosità alluvionale e ambientale del luogo e la gravità del consumo di suolo per un territorio rurale ancor privo dei segni dell’urbanizzazione.

I danni che genererebbe questo intervento sono da considerarsi, secondo il responso dell’ente toscano, “irreversibili”, e quindi è da ritenersi parimenti “inammissibile” la costruzione di nuovi edifici in quell’area.

Ma tale parere, dopo un silenzio del governo durato quasi un anno nei rapporti col parco in relazione al piano, pare essere destinato a non essere ascoltato. Il 23 marzo è stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale un decreto del presidente del consiglio dei ministri, firmato in data 14 gennaio, e controfirmato anche dal ministro competente della Difesa Lorenzo Guerini, che toglie al Parco ogni voce in capitolo nel processo decisionale sulla costruzione della base. 

Individuando in tale intervento “un’opera destinata alla difesa nazionale”, si consente il ricorso alla “procedura semplificata” prevista dall’art.44 del decreto legge 77/2021 sulla governance del PNRR, che consente di eludere il parere del Parco. Evitando così che si instauri, anche nelle assemblee rappresentative locali, tenute all’oscuro del piano, qualsiasi dibattito pubblico sulla meritevolezza di un simile intervento, e costringendo quindi i cittadini a riunirsi, discutere e reagire “a giochi (ormai) fatti”.

Come avverrà in un’assemblea pubblica indetta per il prossimo 19 aprile a Coltano.

 

I soldi della transizione ecologica usati per cementificare il parco

Altro elemento centrale del dibattito, è che non sarà il recente aumento delle spese militari a coprire i costi della nuova base, bensì i fondi europei del PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza), ideati per consentire una ripresa post Covid-19 realmente efficace e all’insegna della Transizione Ecologica.

Un’incongruenza interessante, che il consigliere comunale pisano Ciccio Auletta, oggi all’opposizione, ha difatti commentato così: “Siamo al paradosso che le risorse destinate alla transizione ecologica saranno investite per cementificare una riserva naturale e per riempirla di attrezzature belliche”.

Anche altre associazioni hanno commentato quelli che ormai sembrano giochi conclusi. La stessa Legambiente si è detta allarmata per il fatto che “una vasta area che da oltre quarant’anni è protetta dalla regione e dallo Stato, ora venga sacrificata a “esigenze” militari, passando sopra al parere di esperti e istituzioni”.

Come fa notare sempre Ciccio Auletta richiamando un estratto de “Il Tirreno” di lunedì 4 aprile, “il piano è arrivato sulle scrivanie dell’Ente Parco nell’aprile dello scorso anno presentato dal Comipar, attraverso la Regione Toscana”. La Regione Toscana era quindi a conoscenza del progetto della base dall’Aprile 2021.

Perché quindi il Presidente Giani dichiara di essere venuto a conoscenza di “questa scelta semplicemente come tutti noi abbiamo saputo”? E perché non è intervenuto prima di fronte alla cittadinanza? 

Insomma, l’unica voce che realmente ad oggi manca sulla vicenda, è quella del Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che non si oppone nemmeno, tra le altre cose, all’utilizzo di fondi del PNRR, pur essendo direttamente responsabile attraverso il MiTe della gestione di 34,9 miliardi di euro destinati nel piano alla transizione ecologica.

 

La (controversa) via italiana alla tutela ambientale

Il costo dell’operazione, che non traspare evidentemente né dal decreto né dal progetto visionato, è stato da alcuni esperti stimato in centinaia di milioni di euro. Risorse, come anzidetto, del PNRR: l’idolo di un domani lontano, chiamato ogni giorno in causa per rispondere alle crisi sociali, economiche e ambientali nell’oggi ancora irrisolte. Questa promessa di un futuro migliore, viene usata non per valorizzare i parchi naturali protetti e ridurre il costante e inarrestabile consumo di suolo, bensì per cementificarli distruggendone la biodiversità e dando vita ad un’evitabile infrastruttura militare.

Le risorse del PNRR destinate alle aree protette, prevalentemente rivolte al capitolo digitalizzazione, sono infatti briciole, se solo teniamo conto della strategia europea della biodiversità avviata dall’Ue che, constatata l’insufficienza e l’inefficacia delle attuali modalità di tutela, prevede l’espansione e il rafforzamento dei parchi nazionali entro il 2030 per proteggere entro tale scadenza il 30% di terra e acque del continente. 

Noi invece nei parchi, mentre un legislatore distratto inserisce esplicitamente la tutela ambientale in Costituzione (revisione da alcuni, a ragion veduta, definita infatti “normazione iconica”) ci costruiamo floride basi militari.

Schizofrenia di una classe dirigente che, nonostante i contrari proclami di ogni giorno, è ormai lontana dal perseguire l’interesse generale. 

Articolo di Giorgio De Girolamo, Lavinia Ferrari