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L’impatto del COVID-19 sul mondo delle scommesse sportive

Come il Betting sportivo sta cercando di re-inventarsi durante il blocco degli sport fisici

07/05/2020

Sarebbe bello potersi illudere del contrario, ma è pressoché impossibile che il mondo dello sport non esca devastato da questa pandemia. Non sappiamo ancora quando sarà sicuro far ripartire le competizioni, quali sport avranno la precedenza, quante persone avranno ancora il proprio posto di lavoro, cosa ne sarà di intere federazioni. Manifestazioni molto attese come gli Europei di calcio o le Olimpiadi sono già state rimandate all’anno prossimo, altre come il campionato australiano di rugby, la NBA o le principali leghe calcistiche europee stanno cercando di concludere la stagione in ogni modo. Ogni società sportiva dovrà disputare le proprie partite senza pubblico per chissà quanto tempo, e se si escludono rarissime eccezioni come la Bielorussia o il Tajikistan per il calcio, la Russia o l’Ucraina per il ping-pong o i tornei di freccette in streaming, il mondo dello sport è completamente fermo da settimane e sembra aver perso ogni certezza.

La stessa cosa non si può dire del mondo delle scommesse sportive.

Operando i necessari aggiustamenti, il betting sportivo non solo ha continuato ad esistere ma ha saputo proseguire quell’evoluzione della quale stava già godendo da un po’ di tempo. Sebbene miope (per non dire sbagliato) attribuire al coronavirus il merito di questo cambiamento, ma è innegabile che il virus abbia confermato come, a differenza dello sport fisico, che per ovvi motivi possiede una natura umana, fallace, bisognosa di strutture ben codificate per sopravvivere, il mondo delle scommesse sportive sia capace di rigenerarsi continuamente, potendo accedere sia alla dimensione fisica che a quella digitale. Volendo semplificare, si potrebbe dire che mentre il mondo dello sport deve sottostare a determinate regole, quello delle scommesse sportive può crearne di nuove ogni giorno, all’infinito, un po’ come fosse una partita di Fortnite, proprio una di quelle realtà virtuali (chiamarli “giochi” appare ormai riduttivo) che stanno contribuendo a invertire i rapporti di forza tra sport e scommesse sportive.  

Per quanto sia evidente che l’assenza delle principali manifestazioni reali non possa in alcun modo rappresentare un “vantaggio” per il business del gioco d’azzardo – e ci sono le riprove più disparate che lo confermano, per esempio come William Hill, uno dei giganti del bookmaking, abbia perso qualcosa come il 77% del proprio valore di mercato nei primi due mesi del 2020, una cosa che non era mai successa prima – è altrettanto innegabile che il futuro di questa disciplina sia rivolto sempre di più verso il mondo degli eSports e le competizioni virtuali.

Anche nel caso degli eSports attribuire al virus ogni merito non è corretto. Il movimento godeva di una salute esemplare già prima del 2020, con gamer professionisti come Ben Lupo o Ninja capaci di generare profitti per oltre 150 miliardi di dollari (oltre il doppio dell’industria del cinema e della musica messe insieme) e compagnie come Google o Microsoft alla disperata ricerca di migliorare le proprie strutture di gaming per fare concorrenza ad Amazon (proprietaria di Twitch, il portale che da solo ospita oltre il 70% delle dirette streaming dei migliori giocatori al mondo) intuendo la potenzialità della cosa. Più corretto dire, invece, che in questa pandemia gli eSports potrebbero aver trovato il miglior trampolino di lancio possibile per la propria espansione definitiva, come dimostra proprio l’esempio di Twitch che, secondo i dati forniti da Arsenal.gg, una famosa società di analisi, relativamente al periodo che va dal 8 al 22 marzo, ha visto i propri accessi crescere di oltre il 30% rompendo clamorosamente il tetto delle 40 milioni di ore (!) di dirette streaming seguite in tutto il mondo.

Un aumento enorme che deriva sia dal fatto che in tanti hanno avuto (e stanno avendo) più tempo a disposizione e meno eventi reali da guardare, sia dalla politica dei principali portali di scommesse sportive legati agli eSports, che hanno iniziato a incrementare le competizioni virtuali a disposizione dei consumatori. A questo proposito, non può non apparire simbolica la decisione di GG.bet (uno dei portali di cui sopra) di lanciare la propria GGBET Élite League FIFA2020 proprio nello stesso giorno – il 28 febbraio scorso – nel quale l’Associazione Svizzera di Football aveva annunciato la sospensione di ogni campionato di calcio sul proprio territorio. La GGBET Élite League FIFA2020 è una Superlega con le migliori venti squadre del calcio europeo che si sfidano tra loro senza sosta, ma oltre alla sadica ironia nel veder realizzato quello che è uno dei sogni (meno) segreti dei principali dirigenti del calcio vero nello stesso giorno nel quale il calcio vero aveva iniziato a piegarsi sotto il peso della pandemia, il successo che sta avendo aiuta a capire quello che è uno spicchio del futuro del betting, dello sport e anche della nostra società.

Proprio come per Fortnite o League of Legends, e a differenza del calcio che vediamo in televisione, nella GGBET Élite League FIFA2020 non esistono tempi morti o distrazioni. Tutto si svolge in modo fluido, veloce, immediato. Le partite si giocano ogni trenta minuti e per diciotto ore al giorno, non occorre aspettare le 20:45 del martedì per accendere la televisione. Si può guardare, scommettere, consumare un evento per ore e ore e se anche una scommessa “va male” si può sempre provare a “rimediare” trenta minuti dopo.

Il binomio eSports e scommesse sportive, però, non si limita a rispecchiare la frenesia della società contemporanea, ma si spinge oltre, abbattendo le limitazioni imposte dal social distancing. Tutto può essere consumato da casa (bastano una connessione internet e una carta di credito), e dal momento che è clinicamente provato che una persona che scommette su un evento, non solo sportivo, reale o virtuale che sia, diventa molto più interessata poi allo svolgimento, diventa più facile convogliare le persone all’interno del loop del gioco-mondo-universo virtuale. Infine, nonostante possa apparire controintuitivo, vari studi dimostrano che in periodi di grande incertezza economica e sociale come quella che stiamo vivendo, le persone diventano più invogliate a scommettere, a tentare la sorte nella speranza di cambiare il proprio destino, come dimostra anche la grande crisi economica del 2008, dopo la quale l’industria del gioco d’azzardo non ha fatto altro che crescere.

Secondo alcune stime le entrate prodotte da scommesse piazzate su eventi virtuali dovrebbero raddoppiare nel corso di quest’anno, passando dai 7-10 miliardi di dollari del 2019 a quasi venti, e questo nonostante in molti paesi le scommesse online (e soprattutto il mondo degli eSports) non siano ancora sviluppate del tutto. L’esempio migliore per capire è proprio quello dell’Italia, un paese dove le scommesse sportive online rappresentano ancora una fetta molto piccola della torta (9%) del gioco d’azzardo e dove sono ancora pochi quelli che seguono il movimento degli eSports.

Uno dei motivi principali di tutto questo potrebbe derivare dal fatto che l’Italia è uno dei paesi d’Europa che utilizza meno Internet in assoluto, tanto che secondo il Report ISTAT relativo al 2019 soltanto il 74,7% degli italiani possiede una connessione a banda larga (una cifra molto inferiore rispetto agli altri principali paesi europei) e appena il 25,8% di questi possiede competenze digitali di base. Questo dato non sta tanto a significare che in Italia non si è in grado di giocare online, piuttosto che, rispetto ad altre realtà, costruirsi una conoscenza specifica di quello che va oltre il “quotidiano” è ancora un ostacolo difficile da superare per molte persone. La miglior riprova di tutto questo sta nel fatto che, prendendo in esame il mese di marzo 2020, mentre le scommesse sportive online hanno registrato un netto calo (-13,7%) rispetto all’anno precedente, i portali online che offrono tornei di poker virtuali hanno registrato un aumento delle giocate del 123% (passando da 7,2 a 16,1 milioni di euro giocati), così com’è cresciuta parecchio la spesa sui portali che offrono giochi da sala o slot machine virtuali. Numeri perfettamente in linea con il Conto Riassuntivo del Tesoro del 2019 emesso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, dove si dichiara che lo stato italiano ha incassato dal gioco d’azzardo una cifra vicina ai 15 miliardi di euro ma “appena” 311 milioni dalle scommesse sportive.

Non va trascurato, inoltre, come in Italia ci sia un’attenzione maggiore rispetto ad altri paesi nei confronti dei siti illegali o che operano nel mercato nero delle scommesse sportive – quelli che, più di altri, in questo momento offrono i più ampi palinsesti relativi al mondo degli eSports. Secondo uno studio condotto dal Centro di Ricerca Interdipartimentale su Discriminazioni e Vulnerabilità, solamente nel 2018 sono stati bloccati oltre mille portali online ritenuti illegali (con oltre 260 milioni di tentativi di accesso) e più in generale accedere a portali che non possiedono anche una presenza fisica sul territorio (Snai, Stanleybet, BetFair, ecc.) è più complesso e nella maggior parte dei casi richiede quelle competenze digitali che, come visto, in pochi ancora possiedono.

È innegabile, tuttavia, che anche in Italia questo movimento sia destinato a crescere. Da mesi ormai ogni portale autorizzato permette di scommettere sui campionati di LoL o Dota 2 o ogni altra manifestazione sportiva virtuale in corso, compreso il Campionato Mondiale virtuale di Formula 1 (organizzato dalla stessa Formula 1) che adesso viene trasmesso regolarmente anche da Sky Sport.

Provare a immaginare degli scenari per il futuro dello sport e delle scommesse sportive, oggi, è un esercizio piuttosto complicato. Se è vero che questo periodo ha dato modo ai bookmaker di sperimentare, stringere connessioni più profonde con discipline che caratterizzeranno lo sport del domani e aprirsi un canale più diretto verso i propri consumatori, lo è altrettanto la consapevolezza che gli interessi reciproci tra sport e scommesse sportive non possono essere sottovalutati in alcun modo. In Inghilterra, dove si giocano i campionati di calcio più ricchi e visti al mondo, 30 squadre delle 44 che attualmente militano tra Premier League e Championship possiedono almeno una sponsorizzazione legata al gioco d’azzardo. Nel 2018 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha legalizzato le scommesse sportive ovunque nella nazione per la prima volta nella sua storia. Le televisioni italiane trasmettono pubblicità legate al gioco prima, durante e dopo ogni partita di calcio e non solo. Non può essere un caso, infine, se da marzo a oggi l’avvenimento sportivo sul quale sono stati scommessi più soldi sia il Draft NFL – forse l’unico barlume di “sport vero” al quale abbiamo assistito nell’ultimo periodo.

La pandemia costringerà lo sport a rivedere molte cose, alcune delle quali potrebbero essere piegate al volere delle necessità di mercato di restare competitivi. Alcuni sport potrebbero adottare politiche mirate al rendere l’esperienza di gioco più simile a quella degli eSports, altri addirittura potrebbero cambiare per sempre (come gli scacchi). Quello che è certo è che il mondo delle scommesse sportive è perfettamente posizionato per guadagnarci in eccesso da ogni situazione. Il futuro del betting, già roseo qualche mese fa, è sul punto di esplodere definitivamente.

Illustrazioni di Luogo Comune
Articolo di Niccolò Scarpelli, collaboratore de “L’Ultimo Uomo”

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