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Il Partito Repubblicano dovrà fare i conti con i deliri di Kanye West

12/01/2023

All’inizio di dicembre, negli Stati Uniti il Partito Repubblicano si è trovato costretto a rinnegare in poco tempo una delle icone che aveva supportato nei mesi precedenti, per via di alcune sue dichiarazioni assolutamente inaccettabili persino per il partito che ha portato Donald Trump alla ribalta

Allo stesso tempo, molte persone si sono trovate in una situazione imbarazzante: volevano condividere il loro Spotify wrapped, ovvero il report che Spotify produce sugli ascolti annuali di ciascun utente (Scomodo ha già parlato dei problemi di questa piattaforma qui), tuttavia uno degli artisti che compariva nelle classifiche di ascolto di molti di loro era diventato in poco tempo una figura scomoda. 

Il protagonista di queste due storie è Kanye West, quarto artista più ascoltato del 2022 negli Stati Uniti, il quale, dopo alcune dichiarazioni antisemite sui social fra ottobre e novembre dell’anno scorso, si era lanciato pubblicamente in vere e proprie apologie di Hitler e del nazismo durante un’intervista sulla TV cospirazionista di Alex Jones, InfoWars. 

Comprendere il personaggio è interessante, come chiave per leggere i processi di radicalizzazione nella politica americana degli ultimi anni. 

Kanye agli albori della alt right

Per lungo tempo Kanye West orbita nella galassia democratica, sostenendo Obama e Hillary Clinton ed esponendosi più volte a sostegno della comunità afroamericana

Il primo segno di rottura emerge quando, durante un concerto a San Josè nel novembre 2016, confessa di non aver votato alle ultime elezioni, ma che se l’avesse fatto, avrebbe votato per Trump. In quel momento, Ye (questo è in realtà il suo nome legale da quando lo ha cambiato nel 2021) slega le sue affermazioni da motivazioni politiche, e le giustifica dicendo di apprezzare lo stile della campagna elettorale e il modo «non politico» e «molto futuristico» di parlare del tycoon

In merito alle posizioni razziste di Donald Trump e la sua pacata condanna del Ku Klux Klan e dei neonazisti americani, Kanye afferma che gli afroamericani dovrebbero «smettere di concentrarsi sul razzismo», perché «questo mondo è razzista, ok?»

Un mese dopo, Ye incontra il futuro presidente nella Trump Tower, dichiarando tuttavia di esserci andato solo per farsi una foto con lui e di aver parlato di «Chicago e di multiculturalismo».  Inizia così il sodalizio pubblico fra i due.

I due anni successivi sono particolarmente critici per Kanye. Si autosospende da Twitter, viene ricoverato per problemi mentali e gli viene diagnosticato un disturbo bipolare, il quale gioca un ruolo nel suo progressivo distacco dalla realtà. Fino all’aprile del 2018, quando diventa palese il suo avvicinamento a teorie cospirazioniste e frange politiche sempre più estreme.

Durante un’apparizione a TMZ (la principale testata scandalistica online negli USA), Kanye dichiara che, per durare 400 anni, la condizione di schiavitù degli afroamericani doveva essere «più che altro una scelta». Questa affermazione tocca uno dei temi più cari alla destra alternativa: l’idea secondo cui la condizione di schiavitù fosse determinata dalla natura stessa degli schiavi.

Dal 2019 la sua “svolta” inizia a connotarsi di un estremismo religioso che Ye riconduce a un avvicinamento alla Bibbia avvenuto durante un ricovero dovuto al suo bipolarismo: «Ora che sono al servizio di Cristo, il mio lavoro è diffondere il Vangelo, per far conoscere alla gente ciò che Gesù ha fatto per me», afferma. Questo lo porta a rielaborare in chiave gospel dei suoi vecchi successi, produrre del merchandising esplicitamente religioso con frasi come «Holy Spirit» o «Jesus Walks», e a pubblicare  nell’ottobre del 2019 l’album Jesus Is King affermando: «Questo album è stato realizzato per essere un’espressione del Vangelo e per condividere il Vangelo e la verità di ciò che Gesù mi ha fatto. Quando penso alla bontà di Gesù e tutto ciò che fa per me, la mia anima grida». 

In vista delle elezioni dell’anno seguente, le posizioni religiose del rapper si fanno sempre più politiche e incentrate sulla condizione della comunità afroamericana. West è solidale con il movimento Black Lives Matter durante le prime ondate di proteste successive alla morte di George Floyd. Tuttavia, in molti altri contesti, rimane ancorato a posizioni estremamente conservatrici. Ad esempio, in un’intervista con Nick Cannon, si schiera contro la legalizzazione dell’aborto, che ritiene responsabile di un «genocidio nero che accade ogni giorno», dato che le donne afroamericane abortiscono di più rispetto alle donne bianche. A luglio 2020 Ye annuncia ufficialmente la sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

Tuttavia, la sua campagna elettorale, incentrata sul ritorno alla preghiera e la centralità della famiglia si risolve in una clamorosa sconfitta. Nonostante l’endorsement di diversi personaggi pubblici, nel 2020 solamente 60 mila elettori su 15 milioni votano per lui, lo 0.4% degli elettori.

Dopo la sconfitta del 2020, un divorzio travagliato con Kim Kardashian ed essere stato bannato da tutti i social, Kanye annuncia di volersi candidare alle presidenziali del 2024 a novembre 2022, dopo una cena del Ringraziamento con Donald Trump nella casa dell’ex Presidente a Mar-a-Lago in Florida. Questa volta, West dichiara di voler partecipare alle primarie repubblicane, dato che vincere da Indipendente è quasi impossibile negli Stati Uniti. Le sue posizioni su molti temi non sono chiare, ma ciò di cui lui sembra essere sicuro è la sua volontà di rendere l’America uno stato cristiano e di liberarlo – e soprattutto liberare la comunità afroamericana – dal potere e il controllo della comunità ebraica. Già ad ottobre, una settimana dopo che Elon Musk l’aveva riammesso su Twitter, Kanye si è fatto bannare per aver scritto di voler «andare death con 3 contro le persone ebree» (riferendosi all’espressione “defcon 3” usata dall’esercito americano che sta per «Defence readiness condition»). 

Questo tweet è interessante anche perché dopo la frase iniziale ne segue un’altra, necessaria per comprendere a fondo l’ideologia di West: «La cosa divertente è che in realtà non posso essere antisemita perché i neri sono in realtà ebrei». 

Quelle che sembrano frasi provocatorie che escono dalla bocca di pazzo, in realtà fanno riferimento a teorie cospirazioniste antisemite e razziste che hanno origini ben più profonde. Oltre alle retoriche di estrema destra suprematista, l’antisemitismo dentro la comunità afroamericana è radicato fin dalla seconda metà dello scorso secolo. Infatti, ai suoi esordi, questo fenomeno non si muove solo sul terreno della discriminazione razziale ma individua negli ebrei i promotori di una cultura razzista, discriminatoria nei confronti della comunità afro, in un ottica di guadagno economico. Anticapitalismo e razzismo finiscono per mischiarsi e individuano negli ebrei il motivo della condizione di inferiorità afroamericana.La parte più estrema di questa ideologia arriva a teorizzare quindi che il popolo eletto di Dio in realtà non sia quello ebraico ma quello nero. Ciò avviene tramite una diversa interpretazione dell’Antico Testamento che individua nella tratta transatlantica degli schiavi il modo in cui il popolo eletto sarebbe stato “presente in tutto il mondo”.

And hey, ayo, we made it to Thanksgiving

Ricostruire la genesi della campagna elettorale dell’artista precedentemente conosciuto come Kanye non è semplice. Innegabilmente, il momento in cui i media statunitensi ne hanno preso atto è stato a seguito della cena a Mar-a-Lago di Novembre, ma per capire meglio il contesto è necessario fare un altro passo indietro. 

A quanto pare, essere stato cancellato da Twitter ad ottobre ha avuto per Ye dei benefici: aveva sì perso contratti milionari con GAP e Adidas, ma nelle settimane successive era riuscito a rientrare in contatto con Trump. Tuttavia, ottenuto un invito a cena nella sua tenuta in Florida, Ye è stato avvistato all’aeroporto di Miami con una compagnia assolutamente inaspettata. Un ragazzo classe 1998, da tempo accusato di simpatie naziste e aggiunto dalle principali compagnie aeree americane alla lista delle personae non gratae. Si tratta di Nicholas J. Fuentes, figura di nicchia ma rumorosa negli ambienti di estrema destra americana. 

Kanye West filmato con Nick Fuentes all’aeroporto di Miami

 

Nuove leve nell’industria dell’odio

La carriera di Nick Fuentes è iniziata nel 2017 con la creazione di un programma in streaming chiamato America First, in riferimento alle posizioni nazionaliste dell’allora amministrazione Trump. Fuentes è stato poi negli anni bandito da praticamente tutte le piattaforme streaming e social esistenti. La ragione del suo ban dai principali social media è semplice: difendendosi dietro una pretesa ironia, Nick ha cercato di spingere sempre di più il limite delle peggiori cose che si possono dire davanti a un pubblico. I suoi show spaziano dalle affermazioni misogine a quelle antisemite, passando per varie teorie del complotto e glorificazione del nazismo

Il punto più alto della sua carriera è forse la sua partecipazione all’assalto del Campidoglio del 6 gennaio 2021: il suo ruolo nell’insurrezione è stato considerato abbastanza centrale da averlo portato davanti alla Commissione del Congresso per un interrogatorio.

Nei giorni successivi alla cena col tycoon, Ye ha affermato non solo che Nick era riuscito ad essere presente, ma anche che Trump era sembrato apprezzarlo, fino a chiedergli perché non era sul suo Truth social (la risposta è, ovviamente, perché è bandito anche da lì). La reazione della stampa americana, ma anche del partito repubblicano, è stata istantanea: anche volendo ignorare Kanye, l’ex presidente aveva effettivamente cenato con un antisemita dichiarato. NBC News ha poi pubblicato un pezzo che affermava che la presenza di Nick non fosse stata un’imprudenza dell’ex marito di Kim Kardashian, bensì una mossa pianificata per creare scalpore e affossare la campagna presidenziale di Trump da poco annunciata. L’autore di questo piano, sempre secondo fonti di NBC, è un’altra figura molto, molto controversa: Milo Yiannopoulos.

Kanye West dichiara che Milo Yiannopoulos è l’organizzatore della sua campagna

 

Una vecchia conoscenza dell’Alt Right

Cittadino britannico di origine greca e, secondo le sue dichiarazioni, ebraica, Milo nel 2016 era editor di Breitbart, il sito di informazioni di estrema destra guidato da Steve Bannon, icona conservatrice ed ex “capo stratega” della presidenza Trump (di cui abbiamo già parlato su Scomodo qui). Yiannopoulos era una figura di spicco dell’alt-right che supportava la campagna elettorale di Trump attraverso meme e contenuti online politicamente scorretti e xenofobi. In ogni caso, nonostante Milo abbia negato di aver organizzato questo proposito, l‘affaire Fuentes sembra poter essere proprio nelle sue corde: il suo acume politico nel cercare di fare la cosa più controversa possibile per attirare attenzioni è innegabile sin da quando, a supporto della campagna Trump, organizzò il Dangerous F**got Tour (il tour del Fr*cio pericoloso) con cui girò le università americane per dimostrare che anche un omosessuale come lui poteva supportare la retorica trumpista perfino nelle sue accezioni omofobe. È possibile che Milo abbia visto in Kanye una sua occasione di riscatto e di ritorno ad un pubblico mainstream, dopo il suo parziale ritiro a vita privata nel 2017 a seguito di varie controversie, tra cui alcune sue dichiarazioni in apparente supporto della pedofilia.

A seguito della cena con Trump, Kanye ha rilasciato immagini e dichiarazioni in cui ha confermato che Nick e Milo non solo erano sue conoscenze, ma costituivano effettivamente il team della sua campagna elettorale: il primo come consigliere politico e il secondo come manager della campagna elettorale. Successivamente il trio ha iniziato un tour mediatico: Kanye negli ultimi mesi ha cercato di apparire in più interviste e puntate di podcast affini all’alt right possibili, con risultati contrastanti. Una delle prime apparizioni, quella sul podcast di Tim Pool, è finita dopo appena un quarto d’ora quando Kanye se ne è andato accusando il conduttore di non lasciarlo disquisire liberamente di teorie del complotto antisemite. Un’altra, forse la più famosa per l’entità delle assurdità dette da Kanye e per il suo outfit (coronato da una maschera nera che non si è mai tolto nel del corso dell’intervista) ha messo in evidente difficoltà e imbarazzo persino il conduttore Alex Jones, un mattatore che ha costruito tutta la sua carriera sul diffondere teorie cospirazioniste così tanto da essere stato recentemente condannato a ripagare miliardi alle famiglie delle vittime della strage di Sandy Hook (aveva al tempo teorizzato che la strage fosse un falso). 

Pochi giorni dopo l’intervista, Milo ha annunciato di aver lasciato di comune accordo il suo ruolo ufficiale nella campagna di Ye, anche se sta continuando a postare dichiarazioni in supporto alle posizioni di Kanye West. 

La campagna di Ye West e lo stato del partito repubblicano

Ye West sembra abbastanza convinto che dovrà correre con il partito repubblicano, perché «nessuno sa spiegare come potremmo vincere da indipendenti». Nonostante l’incontro il 23 Novembre a Mar-a-Lago e la richiesta di Ye di avere Trump come vicepresidente, il sodalizio tra i due sembra finito. L’ex-presidente lo ha infatti definito «un uomo seriamente disturbato a cui è capitato di essere nero», per poi tagliare le gambe alla prospettiva elettorale. «Gli ho detto di non candidarsi alla presidenza, è solo una perdita di tempo. Non può vincere».

Assieme a Donald Trump, anche altri membri del partito repubblicano hanno preso le distanze dalle dichiarazioni di Ye e hanno condannato la sua amicizia con il neonazista Nick Fuentes. Tra questi c’è Marjorie Taylor Greene, rappresentante della Georgia, che si è detta d’accordo con la frase del leader di minoranza Kevin McCarthy in cui sosteneva che le visioni neonaziste  dell’entourage di Ye «non hanno spazio nel partito repubblicano».

Una presa di posizione forte, considerando che Greene aveva parlato a una conferenza ospitata da Fuentes all’inizio di quest’anno e Milo Yiannopoulos era uno stagista non retribuito nel suo ufficio a giugno del 2022.

La campagna del rapper per il 2024 sembra aver perso, forse temporaneamente, il supporto del partito repubblicano, ma ha evidenziato l’ipocrisia di una parte del GOP che prima, per accontentare una fetta dell’elettorato, intrattiene rapporti con personaggi di estrema destra, e poi, in caso di uscite controverse, li condanna.

Per alcuni opinionisti americani, la parte di destra estrema del GOP in Congresso, cioè il Freedom Caucus, sembra essere il futuro del partito repubblicano. Le sconfitte elettorali dei candidati con l’endorsement di Trump, la campagna elettorale di quest’ultimo per il 2024 che sembra aver perso il contatto con la sua base, dopo aver condannato i candidati repubblicani che hanno insistito sulle leggi contro l’aborto più dure, assieme all’elezione di Kevin McCarthy alla quindicesima votazione come speaker della camera proprio per la mancanza dei voti proprio del Freedom Caucus evidenziano una mancanza di unità all’interno del partito repubblicano. Una mancanza di leadership chiara che può mettere il Freedom Caucus in una posizione di massima influenza.

Non è chiaro dove andrà a finire il GOP, se alla Casa Bianca con il governatore della Florida Ron De Santis o in balia di outsider, come Ye. Ciò che emerge è il ritratto di un partito che sembra ormai incapace di gestire le sue pulsioni più estremiste. 

Articolo di Ruggero Marino Lazzaroni, Ginevra Falciani, Lorenzo Pedrazzi, Giulio Conte