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India e Russia: amicizia o interesse personale?

I rapporti indo-russi alla prova della crescita del gigante cinese

07/01/2022

India e Russia: un legame resistente ad ogni condizione

Secondo l’Arthaśāstra, un antico trattato indiano sulle scienze politiche, tra le più amare verità ce n’è una che riguarda tutti gli Stati: “There is no friendship without self-interests.” Ovvero, non esiste amicizia senza interessi personali. Lo sapevano Nikita Krusciov e Jawaharlal Nehru, Leonid Brezhnev e Indira Gandhi, i quali si tendono la mano in una fotografia scattata a Mosca nel 1971, in un passato recente che adesso appare lontanissimo. “La visita ufficiale del premier indiano nell’URSS” c’è scritto su l’Unitá; un incontro per sancire un’alleanza destinata a rivelarsi solida, quella tra la vecchia terra degli zar ed il Paese della non-violenza, il Paese laico del Mahatma che ha lottato e vinto per l’indipendenza dal colonialismo nel 1947. Eppure l’India delle caste non è mai stata socialista. Dopo il 1930, infatti, il movimento d’indipendenza indiano cominciò a orientarsi nella direzione della falce e del martello per la crescita del Partito comunista. Ma oggi la sede della civiltà della valle dell’Indo è una Repubblica federale in cui governa una democrazia pluralista fondata sul multipartitismo e dove non c’è spazio per le teorie progressiste. Tuttavia, nonostante il Movimento dei paesi non allineati (i 120 Stati, tra cui l’India, che si considerano non allineati con – o contro – le principali potenze mondiali, tra cui la Russia) e nonostante la correlazione diretta tra Russia e socialismo, i rapporti bilaterali Nuova Delhi-Mosca riescono da sempre a mantenere un equilibrio coadiuvato dalla necessità di raggiungere obiettivi comuni. Come quello a cui, nel settembre 1971, aspiravano Indira Ghandi e il leader sovietico Leonid Breznev, quando firmarono un trattato di amicizia che prevedeva la rinuncia a qualsiasi alleanza militare volta a nuocere il paese partner (per l’Urss, fra l’altro, si trattava del primo accordo di questo tipo con uno Stato che non abbracciava ufficialmente il socialismo).

La Bbc oggi parla di “all-weather partnership” riferendosi al legame Indo-Pacifico, cioè un legame resistente ad ogni condizione. Nel tempo, infatti, le circostanze e le condizioni esterne sono ovviamente mutate: l’Urss ha migliorato i propri rapporti con il nemico storico dell’India, il Pakistan, mentre l’India ha sviluppato legami economici e politici anche con Washington. Ma soprattutto: entrambe dalla fine degli anni ’80 si sono avvicinate alla Cina, da sempre argomento di dispute territoriali per l’India e motivo di tensione per via del mancato accordo tra Mao Zedong con la politica di Krusciov negli anni ’60. Ed è proprio il rapporto con questa enorme macchia dell’Asia orientale (insieme ad altre ragioni) che oggi rischia di incrinare l’antico legame “all-weather”.

Gli interessi in comune e le necessità della Russia

In primis, l’India è da sempre dipendente dall’industria militare e dalle capacità tecniche russe. Sin dai primi anni d’indipendenza, le industrie pesanti e i rifornimenti bellici avevano una fonte principale: l’Unione Sovietica e successivamente la Russia. Tutt’oggi, il 60% degli armamenti indiani è di produzione russa e questa dipendenza non accenna a indebolirsi. Al contrario, l’India necessita sempre più di un partner in grado di garantire sistemi d’arma a basso costo. In fin dei conti, Stati Uniti, Israele, Regno Unito e Francia vantano sì un’offerta tecnologica invidiabile, ma anche un listino prezzi inavvicinabile per una nazione cronicamente in difficoltà economica per le proprie spese militari. La ragione principale di tale difficoltà è la competizione regionale con il gigante economico cinese, le cui risorse sono impossibili da pareggiare per la Repubblica indiana. In questo contesto, l’incontro a inizio dicembre tra il leader russo Putin e quello indiano, Modi, non deve stupire. Un punto di discussione cruciale sono stati alcuni dettagli dell’accordo del 2018 per l’acquisto del sistema missilistico russo S-400 Triumph, già in uso in Turchia da qualche anno. Inoltre, è stata raggiunta un’intesa anche per la produzione, in joint venture, di fucili di nuova generazione nello stato indiano dell’Uttar Pradesh. Entrambi questi sviluppi sono vitali per la modernizzazione dell’esercito di terra indiano, un obiettivo ormai improrogabile viste le continue tensioni indo-cinesi. Ma il riavvicinamento strategico tra India e Russia è risultato anche in un rafforzamento dei rapporti bilaterali commerciali; uno sviluppo che beneficia entrambe le nazioni.

Rimane tuttavia da chiedersi che cosa abbia la Russia da guadagnare dal rinnovato rapporto con l’India. Si possono individuare almeno tre motivazioni che guidano le scelte russe: le necessità puramente economiche, la questione afghana e lo strapotere cinese in Asia. Partendo dalla questione più immediata: le forze armate russe hanno quasi completato un processo di modernizzazione durato anni. Il che ha reso necessario trovare nuovi mercati esteri capaci di assorbire la produzione dell’industria bellica russa, specialmente viste le recenti difficoltà economiche del settore. Di conseguenza, le aziende russe si sono concentrate sulla diversificazione della propria offerta lanciando prodotti per il mercato civile e sviluppando armamenti a basso costo, in grado di competere con le alternative occidentali nei mercati dei paesi emergenti. L’India rimane quindi un partner imprescindibile dati i suoi bisogni strategici a lungo termine e il suo peso economico. A ciò si aggiunge il fatto che i rapporti personali tra Modi e Putin sembrino in ottima salute: dal suo profilo Twitter, infatti, il premier indiano non ha esitato recentemente a chiamare il partner russo “friend”.

In secondo luogo, la questione afghana ha riacquistato grande importanza nella regione. Il ritiro statunitense ha aperto nuove possibilità, ma anche nuovi pericoli, in un’area che Mosca considera il ‘cortile’ strategico: l’Asia Centrale. La Russia è rimasta l’unica grande potenza con una presenza diplomatica nel paese dopo la presa di potere talebana; ciò le garantisce un ruolo come interlocutore privilegiato, ma ne grava anche le spalle in quanto garante dello status quo regionale, data la perdita di influenza e credibilità americana. L’India, da parte sua, condivide un interesse nel mantenere la pace nell’area, data la sua disputa territoriale in Kashmir. Inoltre, la porosità dei confini nella regione renderebbe una minaccia terroristica in Afghanistan quasi immediatamente una questione regionale, e di conseguenza una minaccia comune per Russia e India.

Da ultimo, la competizione con la Cina non coinvolge solamente l’India. Sebbene i rapporti tra Mosca e Pechino siano stati relativamente pacifici, i loro interessi strategici in Asia Centrale non possono che collidere. La Russia, e prima ancora l’Urss, ha sempre temuto l’ingerenza cinese in un’area vitale per la difesa del proprio cuore economico e politico. Gli enormi investimenti della Belt and road initiative negli stati della regione – fatta eccezione per il Turkmenistan – mettono in pericolo l’egemonia regionale russa. L’interesse in un contenimento della potenza cinese è quindi un interesse comune di India e Russia, preoccupate entrambe di mantenere la propria autonomia strategica.   

Le relazioni tra Cina e India 

La preoccupazione di mantenere rapporti tali da garantire allo stesso tempo un certo livello di autonomia è da sempre punto di discussione tra nazioni in ascesa. Tra India e Cina, infatti, esistono relazioni bilaterali ancestrali, mutate di intensità nel corso del tempo specialmente dopo l’ascesa del governo comunista cinese. Dal 1950, dopo che l’India ha riconosciuto la Repubblica popolare cinese come il governo legittimo della Cina continentale, è iniziata la cosiddetta relazione sino-indiana o indo-cinese. Anticamente, la Via della seta non solo costituiva un’importante rotta commerciale tra India e Cina, ma serviva anche per facilitare la diffusione del buddismo dall’India all’Asia orientale. Durante il XIX secolo, poi, la Cina venne coinvolta in un crescente commercio di oppio con la Compagnia delle Indie orientali, che esportava oppio coltivato in India. Prima del 1767, la quantità di oppio esportata dal Paese non superava le 200 casse da 133 libbre l’una, mentre in Cina lo stupefacente era ammesso come medicinale dietro pagamento di un dazio di tre dollari a cassa. Nel 1800, le casse importate in Cina toccarono la cifra di due migliaia. Dall’inizio del secolo, tuttavia, iniziarono a presentarsi ostilità: la lotta fra la Compagnia delle Indie orientali e la Cina portò da un lato a un veto imperiale cinese che bloccò l’importazione dell’oppio dai forestieri e il consumo di esso da parte dei nativi (in particolar modo per limitare l’abuso – con intento suicidario – che il popolo ne faceva); dall’altro, la Compagnia stabilì come focus principale della crescita economica la coltura del papavero in India e il contrabbando dell’oppio in Cina. Nel corso della Seconda guerra mondiale, invece, sia l’India britannica che la Repubblica di Cina giocarono un ruolo cruciale nell’arrestare il progresso del Giappone imperiale.

Nella storia contemporanea, le frequenti dispute di confine e il nazionalismo economico nelle nazioni indiana e cinese sono spesso state un grande punto di contesa. Le relazioni tra la Repubblica popolare cinese (Rpc) e l’India si sono deteriorate durante il corso degli anni ’60 e dei primi anni ’70, così come quelle sino-sovietiche. A migliorare sono state unicamente le relazioni Cina-Pakistan, da quando la Rpc ha appoggiato la Repubblica islamica nella cosiddetta guerra del Kashmir contro l’India del 1965. L’India e la Rpc hanno tentato di migliorare le loro relazioni dopo che il partito del Congresso del primo ministro Indira Gandhi ha perso le elezioni del 1977. Dagli anni ’80, infatti, hanno mantenuto una cooperazione dal punto di vista economico con un accordo di commercio laterale. La Cina e l’India, facenti parte del Brics, il gruppo dei cinque Paesi (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) in rapida crescita economica o comunque dotati di una significativa influenza politica, sono due delle maggiori potenze regionali in Asia. La crescita dell’influenza diplomatica ed economica ha aumentato infatti l’importanza delle loro relazioni bilaterali, tanto da far parlare di “Chindia” come portmanteau per riferirsi alle due nazioni e alle loro relazioni.

Tuttavia, nonostante i crescenti legami economici e strategici, esistono diversi problemi tra queste due potenze. L’India affronta uno squilibrio commerciale pesantemente a favore della Cina. La Cina, dal canto suo, continua a considerarsi l’ago della bilancia commerciale favorevole nei confronti della maggior parte degli Stati più piccoli della regione dell’Asia meridionale; in questo quadro, solo il commercio India-Cina è rimasto più equilibrato per l’ultima.
Militarmente parlando, invece, i due Paesi non sono riusciti a risolvere la loro disputa di confine e i media indiani hanno ripetutamente riferito di incursioni militari cinesi nel loro territorio. Entrambi i Paesi hanno stabilito la presenza di infrastrutture militari lungo le zone di confine, anche in mezzo allo scontro Cina-India del 2020. Inoltre, l’India è rimasta diffidente sulle forti relazioni strategiche bilaterali della Cina con il Pakistan, così come sui finanziamenti della Cina ai gruppi separatisti nel nord-est dell’India, mentre la Cina ha espresso preoccupazione per le attività militari ed economiche indiane nel contestato Mar Cinese Meridionale. 

L’India guarda alla Russia, ma oggi ha bisogno anche dell’Occidente

Alla luce di ciò, non è difficile rintracciare le motivazioni per cui Narendra Modi tiene molto all’amicizia con il capo del Cremlino. A Giugno scorso, Russia e Cina hanno esteso il Trattato di buon vicinato, amicizia e cooperazione, ponendosi come esempio di “un nuovo tipo di relazioni internazionali” in un momento di cambiamenti turbolenti nello scenario globale. Due super potenze pronte a sfidare l’Occidente. Va ricordato che Mosca e Pechino, oltre a rappresentare Paesi membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, sono potenze nucleari complementari: la Cina ha bisogno degli idrocarburi russi, e la Russia vorrebbe appoggiarsi alla Cina per sfruttare una capacità industriale che non è mai riuscita pienamente a sviluppare. Ma soprattutto: Mosca, nell’interesse della Cina, ha sempre agito in funzione anti-americana. Ciononostante, due giganti (la prima e la terza nazione più grandi del mondo) con buona parte di frontiera comune, faticano a dialogare e ad essere veri alleati. È interessante – e abbastanza emblematico – notare come Mosca venda armi all’India e Pechino al Pakistan.

L’India (così come la Cina, seppur per ragioni diverse), dunque, oggi come ieri ha bisogno della Russia; è stata l’Urss ad aiutare l’India a sviluppare la propria economia. Parallelamente, l’Urss ha sempre sfruttato l’India per contenere la Cina ed evitare che anch’essa finisse tra le braccia degli Stati Uniti. Dall’antico trattato dell’amicizia indo-sovietica del 1971 alla Partnership strategica del 2000, il sodalizio Russia-India è un patto che dura da decenni, e che affonda le radici nel commercio di petrolio, gas, carbone e armi. Mosca e Nuova Delhi hanno un rapporto privilegiato nato nel passato della Guerra fredda, quando l’India era un faro dei Paesi non-allineati e il suo rapporto con l’Unione sovietica era inossidabile. Nel nuovo assetto complessivo, però, sebbene l’amicizia tra l’India e la Russia resti, le priorità, gli “interests”, cambiano perché non è più (solo) l’America, ma la Cina a provare ad imporsi come potenza egemone della grande regione delle cime dell’Himalaya. Oggi, l’obiettivo è quello di frenare l’avanzata del popolo rosso di Xi Jinping; dunque, più che di un fronte dei “paesi non allineati”, all’India del XXI secolo occorre fare rete con i paesi della democrazia: trovare un ancoraggio attraverso l’Occidente. 

Articolo di Elena Allara, Matteo Cortellari, Lorenza Ferraiuolo