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La logistica che consuma la terra

La costruzione dei poli logistici dell'e-commerce sottrae ettari di terreno all'agricoltura.

14/04/2022

Sono passati undici anni da quando a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, veniva aperto il primo polo della logistica targato Amazon, un impianto mastodontico soprannominato “l’astronave”, che attualmente impiega 1600 persone a tempo indeterminato. Oggi ne ha più di cinquanta. Quello di Amazon però è solo il caso esemplare di un fenomeno più ampio. In Italia è in aumento il numero di magazzini che consumano sempre più suolo. E le conseguenze sull’ambiente si vedono.

 

Un fenomeno in espansione

Prima di tutto bisogna specificare cosa si intende per consumo di suolo. Il consumo di suolo è la variazione di una copertura non artificiale a una copertura artificiale. Nello specifico la copertura di suolo artificiale riguarda tutte le superfici dove il paesaggio è stato modificato o è influenzato da attività di costruzione sostituendo le superfici naturali con strutture artificiali. Quando si crea un nuovo polo logistico viene attuata un’impermeabilizzazione del suolo, ovvero la copertura permanente di parte del terreno e del relativo suolo con materiali artificiali. 

La recente trasformazione del territorio italiano a causa di queste nuove coperture artificiali è stata analizzata nel dettaglio nel report del 2021 sul consumo di suolo stilato dal Snpa (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente), dove si specifica che l’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa di degrado del suolo in Europa, comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali e seminaturali, contribuisce, insieme alla diffusione urbana, alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale e alla perdita delle capacità di regolazione dei cicli naturali. 

Tramite immagini satellitari, si nota un netto cambiamento nel nostro territorio, con sempre più novità in merito agli spazi agricoli trasformati in edifici industriali dedicati all’urbanizzazione o alla logistica. Da un primo punto di vista generale, il report evidenzia come il consumo di suolo continui a trasformare il nostro territorio a grandissima velocità. Nell’ultimo anno, le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 chilometri quadrati, ovvero in media, oltre 15 ettari al giorno, 2 metri quadrati ogni secondo. Un incremento che non si distacca dai numeri degli scorsi anni e che non sembra aver minimamente subito i rallentamenti dovuti alla lunga pandemia da Covid-19. A farla da padrona è l’impermeabilizzazione, cresciuta complessivamente di 18 chilometri quadrati, considerando anche il nuovo consumo di suolo permanente. 

Resta da capire quanto di questo suolo consumato sia dovuto alla logistica e alla grande distribuzione organizzata. I dati analizzati qui di seguito riguardano i fabbricati, i piazzali e le strade di accesso ai grandi poli, nonché i cambiamenti dovuti alla loro espansione e al loro adeguamento. Per quanto riguarda il suolo consumato dalla logistica e dalla GDO: il primato attualmente è detenuto dal Nord-Ovest, che ha consumato, tra il 2012 e il 2019, 202 ettari corrispondenti al 3,53% dell’intero consumo di suolo nella stessa ripartizione. Tra le altre ripartizioni solamente il Nord-Est e il Centro si allineano, complessivamente, al Nord-Ovest. Con cifre più ridotte, ma sempre in continua crescita, si aggiungono Sud e Isole, che negli ultimi due anni analizzati hanno visto aumentare insieme al Centro le superfici destinate ai centri logistici. La continua crescita dell’e-commerce determinerà un sempre più ampio margine di crescita del consumo di suolo destinato alla logistica. Questa tipologia di consumo si concentra nelle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. La regione con la quota più alta di consumo di suolo dovuto ad attività di logistica risulta essere l’Emilia Romagna, per la quale è stato destinato oltre il 4% del consumo di suolo tra il 2012 e il 2019, mentre quella che presenta il picco di consumo più alto è invece il Veneto. 

Una grande società che ha subito un notevole incremento, nonostante il periodo pandemico, è Amazon. La vera crescita del colosso americano è avvenuta tra il 2020 e il 2021 quando, con 28 nuovi magazzini, ha raddoppiato gli impianti logistici diventando il primo operatore in Italia per le consegne e-commerce deferred (ossia che impiegano dai 3 ai 5 giorni per arrivare al destinatario) e il secondo in quelle espresse (entro 24-48 ore). L’attività logistica di Amazon è maggiormente concentrata al Nord, tra le regioni del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna; tenendo anche conto dei 36 depositi di smistamento, dove i pacchi vengono ritirati e consegnati ai clienti. 

Secondo quanto analizzato dall’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom), la campagna in Italia è costata al gigante dell’e-commerce 8,7 miliardi di euro dal suo arrivo nel 2010, con la successiva creazione di Amazon.it. Con  l’avvento dell’e-commerce ha aumentato la sua presenza nel mercato delle consegne in Italia, arrivando nel 2020 a pesare per il 36% delle quote nella filiera dedicata al consumatore. Nel 2020 Amazon ha dichiarato ricavi per 7,25 miliardi di euro, di cui 345 milioni di imposte, e ha creato 12.500 posti di lavoro a tempo indeterminato. Di questi, più della metà, 7250, si concentrano negli otto grandi centri di smistamento: a Castel San Giovanni, Passo Corese, Vercelli, Torrazza Piemonte, Castelguglielmo, Colleferro, Novara e Cividate al Piano.

 

I piccoli comuni

Il Veneto presenta il picco più elevato di consumo di suolo. Negli ultimi anni, la mancanza di un’adeguata pianificazione, riscontrabile nelle migliaia di strutture produttive fuori uso, non ha fermato il progredire della cementificazione innescando una dinamica viziosa che Amazon è riuscita a sfruttare senza fatica. Dal 2020, i 189.000 metri quadrati del distretto logistico di Castelguglielmo, nella provincia di Rovigo, costituiscono un perno dell’ecosistema infrastrutturale che sorregge il colosso dell’e-commerce. Poco a nord, lungo il tratto autostradale del Passante, un’area di 500.000 metri quadri è coinvolta in un progetto di costruzione di un nuovo maxi-polo che aprirà nel comune trevigiano di Casale sul Sile. Se da un lato se ne stima già la notevole ricaduta occupazionale, il piano non ha mancato sin dall’inizio di sollevare critiche e perplessità. 

«Il progetto […] ha messo alla luce i forti limiti della Legge Regionale 14/2017, che sulla carta si pone l’obiettivo di portare il consumo di suolo a zero entro il 2050. Come dimostra il rapporto Ispra del 2019, la legge regionale non funziona: di fatto essa concede ai comuni la possibilità di andare in deroga come e quando vogliono». Queste le dichiarazioni, riportate in una nota di +Europa Treviso, di Gianmarco Luu e Bruno Martellone, rispettivamente coordinatore e presidente della sezione locale del partito, nel denunciare ancora una volta un eccessivo consumo di suolo. Di fatto la suddetta legge, emanata della regione nel 2017, prevede una pianificazione del consumo di suolo che conferisce a ciascun comune una quota d’espansione. Al comune di Casale sul Sile furono assegnati poco più di 80.000 metri quadrati, con l’obbligo di bloccare la realizzazione di qualunque iniziativa, in caso di violazioni. Un vincolo sconfessato dalle delibere della Giunta comunale, senza il minimo coinvolgimento del consiglio comunale e della cittadinanza. 

La vicenda si annoda anche con il nuovo insediamento logistico di Amazon atteso nella vicina Roncade: 59.000 metri quadrati su un’estensione di oltre il triplo. Ragion per cui a Casale, Quarto d’Altino e Roncade si è costituito un comitato  contro il maxi-polo per contrastare l’ulteriore ondata del cemento. I passi compiuti, al fianco di alcune associazioni ambientaliste, hanno condotto alla presentazione di una Vas (Verifica di assoggettabilità a una valutazione ambientale strategica) che ha portato l’Arpav, l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto, a prendere atto delle incoerenze dell’impresa. I passaggi contenuti in un documento della Confcommercio di Treviso, pubblicato nel 2020, hanno rimarcato l’intreccio tutto politico del caso. Si è osservato come l’amministrazione di Casale sul Sile, in contravvenzione alle più basilari norme di trasparenza, si stia apprestando ad approvare un progetto colossale, senza conoscere né il definitivo utilizzo né i soggetti che opereranno nell’insediamento. Tutte le valutazioni sono il risultato di parametri generalisti che non considerano i rischi sull’ecosistema, sulla sicurezza idraulica e sul dissesto idrogeologico. 

Spostando lo sguardo a ovest, a più di 200 chilometri di distanza, vi è un altro territorio la cui trasformazione sta procedendo a ritmi non meno frenetici. L’hanno soprannominato “il quadrilatero della logistica” e comprende i quattro comuni di Calcio, Covo, Cortenuova e Cividate al Piano, nella bassa pianura del bergamasco. Un primo polo logistico fu costruito nel 2017 a Calcio, vicino all’autostrada BreBeMi che collega Brescia a Milano. Quattro anni dopo, i poli erano già cinque e si calcola che il consumo di suolo destinato alla logistica ammonti a 1,1 milione di metri quadrati, che arrivano a tre volte tanto se si considera l’area complessiva intorno all’autostrada dove sorgono altri sedici insediamenti. Raggiungiamo telefonicamente Paolo Falbo, presidente del circolo Legambiente Serio e Oglio. «Una tra le ricadute è sulla vivibilità della zona perché è palese che la quieta vita agricola adesso si mischia con i meccanismi produttivi e con l’impatto del traffico e del rumore», afferma mentre tratteggia il quadro di un fenomeno che è ancora nel pieno del suo divenire. 

Le motivazioni dietro a questa deriva sono molteplici. «Potremmo partire da un aspetto culturale, che è l’ignoranza e la poca sensibilità di molti amministratori dei comuni di piccole dimensioni; quando invece l’attenzione sui problemi dell’ambiente, le ricadute economiche-sociali a lungo termine e la comprensione dei fenomeni urbanistici richiedono una cultura molto più elevata», continua. Una miopia gestionale che, a parere di Falbo, è oltremodo esasperata dalle difficoltà di pareggiamento dei bilanci annuali e dallo stato di povertà in cui versano tanti comuni della zona che li inducono a deliberare a favore di questi grandi centri, cedendo all’attrattiva delle entrate economiche che ne derivano. Vanno sommate poi le responsabilità dei livelli amministrativi di grado superiore; la provincia di Bergamo, pur disponendo dello strumento di Valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per indagare gli effetti sul territorio dei progetti, non ne ha mai approfondito le ripercussioni paesaggistiche, ambientali, socio-sanitarie sulla qualità della vita della popolazione. «Le uniche che hanno iniziato a porsi questa grave preoccupazione sono state le associazioni», aggiunge Falbo che menziona anche il ricorso del 2021 contro l’ente provinciale al Tar da parte di Legambiente, Fridays for Future Bergamo e altre realtà civili in merito alla possibile costruzione del sesto nodo logistico nell’area del quadrilatero. «Noi non ci stiamo, con questo ricorso vogliamo provare a scrivere un finale diverso, un finale migliore», si legge sul sito per la raccolta fondi a sostegno dell’iniziativa.

 

La lentezza della politica

Se dunque in Italia l’erosione di suolo accelera, una proposta di legge che la avversi è invece incagliata alle Camere. Contattiamo Alessandro Mortarino, coordinatore nazionale del Forum Salviamo il Paesaggio. Una rete ambientalista che aggrega persone e oltre mille associazioni. «Non chiediamo una norma che arresti del tutto il consumo di suolo. Bisogna fare un’operazione che orienti il mercato dell’edilizia […] non più sulla nuova costruzione, ma sul recupero di tutto quel patrimonio di edifici che c’è già ma che viene tenuto completamente vuoto», sostiene. Su iniziativa del Forum, presso le Commissioni congiunte Ambiente e Agricoltura, è stato depositato nel 2018 un testo di legge redatto da un gruppo tecnico-scientifico di esperti. Tra i firmatari, dieci parlamentari che allora erano tutti nel Movimento 5 Stelle, tra cui l’attuale Ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli. 

Quattro anni più tardi, l’iter è fermo. «C’è stato un ostruzionismo ridicolo: tutte le forze politiche hanno presentato un loro disegno di legge che, in alcuni casi, era diametralmente opposto al nostro. […] Poi qualcuno si è inventato l’idea di scorporare il disegno di legge in due tronconi: uno è quello della rigenerazione urbana, l’altro è un semplice contenimento del consumo di suolo di carattere esclusivamente agricolo», aggiunge. Anche nelle stanze delle istituzioni europee, una direttiva contro il consumo di suolo è già naufragata nel 2004. Ora, proprio da novembre del 2021, la Commissione Europea ha gettato le basi di un nuovo percorso che configuri un quadro normativo comunitario basato sulle linee guida del Green Deal. «La nostra proposta di legge potrebbe essere sufficientemente utile per migliorare la situazione e quindi potremmo proporla a tutti i colleghi stati», prosegue Mortarino, auspicando un ruolo di primo piano da parte del nostro paese. In aggiunta, un altro scenario risolutivo potrebbe essere costituito dalla diffusione di un modello di logistica ispirato ai principi della sostenibilità. Come ci ha riferito Renzo Provedel, Vice Presidente SOSLOG, associazione di Logistica Sostenibile: «La logistica sostenibile può essere riassunta con quella che noi tecnici chiamiamo la Tripletta, che racchiude tre significati di cui all’interno è presente una regola, ovvero: Sostenibilità ambientale, Sostenibilità sociale e Sostenibilità economica». 

La logistica sostenibile passa quindi attraverso queste regole che riguardano nello specifico, in primis, il diritto di lasciare in eredità l’ambiente alla generazione successiva senza fargli subire trasformazioni e riduzioni che danneggino i futuri individui. In secondo luogo, il processo per il quale gli umani sono in relazione con la sfera biologica e devono rispettarla senza sfruttarla. Il terzo punto riguarda la sostenibilità economica, in particolare il modo in cui viene gestito lo sviluppo. Ogni investimento atto a trasformare l’ambiente deve essere frutto di un ragionamento che non vada a danneggiare altri esseri umani. «La logistica sostenibile – prosegue Provedel – può  affermarsi solo con la crescita di una nuova consapevolezza negli imprenditori di oggi, non solo sul consumatore finale o sul prodotto in sé, ma anche sul processo logistico». Provedel evidenzia quindi il fattore mentale; solo la consapevolezza delle risorse a disposizione potrà aiutare a capire l’importanza di una logistica sostenibile, che è tale in quanto il nostro pianeta non è in possesso di risorse illimitate. Tuttavia, la presente stasi politica sembra essere il sentore di come il suolo continui a rimanere ancora poco considerato.

Articolo di Francesco Canu, Giulia Falconetti