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Parallasse 1: Lo scandalo Juventus visto da GEDI e le ingerenze degli editori

Il direttivo dei bianconeri è stato rinviato a giudizio per presunte irregolarità finanziarie. Sui quotidiani editi dalla famiglia proprietaria della squadra di Torino si è preferito celebrare i fasti dell'era Agnelli.

19/12/2022

Lo scorso 28 novembre l’intero consiglio d’amministrazione della Juventus si è dimesso in blocco. Da un anno la società sta affrontando le indagini della Procura di Torino che li vede accusati di falso in bilancio, manipolazione del mercato, ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità di pubblica vigilanza e falsa fatturazione. Oltre a presunte irregolarità nel pagamento di alcuni stipendi dei calciatori. Tra gli indagati, da poco rinviati a giudizio dalla Procura di Torino, ci sono l’ex presidente del club Andrea Agnelli, l’ex vice presidente Pavel Nedved, l’ex direttore sportivo Fabio Paratici e l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene. Nelle operazioni sospette rientrano anche trasferimenti di giovani poco conosciuti, le cui valutazioni sono state gonfiate per segnare a bilancio un ricavo maggiore. Per la giustizia sportiva le indagini si erano concluse con un nulla di fatto, per la giustizia penale, invece, la Juventus avrebbe alterato notevolmente i suoi bilanci. L’ultimo si è chiuso in rosso di oltre 250 mln.

Porte girevoli

Negli scorsi giorni alcuni dei quotidiani che hanno trattato la notizia, lo hanno fatto con non poche difficoltà. Difficoltà dovute al fatto che Exor, la società d’investimento della famiglia Agnelli-Elkann, dal 2019 possiede anche il Gruppo GEDI, che edita due dei principali quotidiani nazionali, La Repubblica e La Stampa. Il 29 novembre, giorno dopo le dimissioni del CdA, La Repubblica ha dedicato due pagine, pag 4041, soltanto in fondo al quotidiano e La Stampa a pag 18-19. La linea di entrambi i quotidiani è molto simile. Il focus si sposta dalle indagini giudiziarie in corso alla «fine dell’era Agnelli». Pagine ricche di aneddotica e di voci di spogliatoio sui numerosi scudetti vinti negli ultimi anni dalla dirigenza, passando per i grandi acquisiti e la Champions League sfiorata. La Stampa prova brevemente a riflettere sulla questione e sui motivi delle dimissioni. Ma il titolo esalta ugualmente l’era dell’ex presidente: «Andrea è il più vincente della storia bianconera con 19 titoli in 12 stagioni, un club modello non solo in campo». Nel sottotitolo si evidenziano alcuni errori nella gestione dell’affare Ronaldo con maggiori dettagli sul bilancio in rosso. Un box a piè di pagina riferisce della nomina del neo direttore generale bianconero. L’incarico sarà ricoperto da Maurizio Scanavino, anche attuale amministratore delegato del Gruppo GEDI, a ulteriore riprova della commistione fra editore e giornale. Il nuovo presidente del club juventino sarà invece Gianluca Ferrero, già presidente dei collegi sindacali di note società, tra cui Fincantieri, Lavazza e la stessa GEDI. Tutto ciò a riprova dell’influenza degli editori “impuri”, una particolarità tutta italiana. 

Linea dura

Di tutt’altra posizione, (come Libero che dedica nelle prime pagine qualche vignetta satirica alla vicenda ricordando Calciopoli) è il quotidiano Domani, nato per opera di Carlo De Benedetti (ex-editore di Repubblica) al fine di recuperare i lettori che secondo lui il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari stava perdendo. La disputa tra De Benedetti, il suo vecchio giornale e l’attuale proprietà si è amplificata durante l’ultimo anno soprattutto a seguito dell’acquisizione da parte di Domani di alcuni ex giornalisti di Repubblica. Già nel dicembre 2021, il Domani in prima pagina chiedeva le dimissioni di Agnelli, per l’indagine sulle plusvalenze. Dopo molti approfondimenti sul caso, a cui Domani ha dedicato anche diverse inchieste parallele alla cronaca giudiziaria, il suo direttore Stefano Feltri, lo scorso 4 dicembre, in un editoriale ha invitato a «boicottare la Juventus e questa Serie A truccata». Intanto, sui principali quotidiani GEDI, nonostante gli sviluppi degli scorsi giorni, il tema viene relegato a qualche articolo di aggiornamento online. 

Le “ingerenze” degli editori sulle scelte editoriali dei quotidiani italiani sono da tempo un habitué. Diversamente da quanto accade all’estero, in Italia siamo soliti vedere pagine di promozione degli editori. Capita regolarmente che su Repubblica e la Stampa appaiano pagine intere riservate agli Elkann, sul Corriere della Sera ampi articoli dedicati al suo editore Urbano Cairo, o sul Sole 24 Ore, giornale di Confindustria, frequenti dichiarazioni del suo presidente Carlo Bonomi. Questo fenomeno, sempre più diffuso, mina in modo strutturale l’indipendenza dei giornali e l’autonomia delle redazioni.

Articolo di Andrea Carcuro, Edoardo Anziano