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Parallasse 2: il caso L’Espresso e le ingerenze degli editori

Danilo Iervolino, proprietario dello storico settimanale, ha sostituito senza alcuna motivazione il direttore Lirio Abbate. Alle origini della scelta, forse, un'inchiesta scomoda che coinvolgeva due società dell'ex editore de L'Espresso, John Elkann.  

21/12/2022

La redazione de L’Espresso, riunitasi in assemblea permanente, ha dato mandato al Cdr di «prendere ogni tipo di iniziativa a tutela del prestigio e dell’indipendenza della testata». In un comunicato congiunto il Comitato di Redazione e il sindacato Rsa del settimanale hanno proclamato una giornata di sciopero generale il 20 dicembre. 

«Ci preoccupa […] la non meglio precisata volontà di integrare e “omogenizzare” L’Espresso con altre testate del gruppo che nulla hanno a che fare con la storia e l’identità del nostro settimanale», si legge nel comunicato.

Le puntate precedenti

L’Espresso, fondato nel 1995 da Eugenio Scalfari e Arrigo Benedetti e in edicola la domenica in abbinata con la Repubblica, è stato venduto a marzo dal gruppo editoriale GEDI, che fino a qualche anno fa si chiamava proprio Gruppo Espresso. Lo storico settimanale è passato a BFC Media, società editoriale che pubblica diversi mensili, tra cui Forbes, Bluerating e Bike ed editrice anche di Bloomberg Italia. Il principale proprietario di BFC Media è la IDI srl di Danilo Iervolino, imprenditore fondatore dell’Università Telematica Pegaso e patron della squadra di calcio della Salernitana.

Il passaggio di proprietà aveva già allora portato a molte polemiche, con le conseguenti dimissioni di Marco Damilano, direttore de L’Espresso dal 2017. A Damilano era succeduto Lirio Abbate, firma storica e caporedattore. La sua storia da direttore editoriale si è interrotta dopo soli 6 mesi.

I presunti motivi

L’unico giornale a parlare della sostituzione di Abbate è stato il Fatto Quotidiano che, in un articolo di venerdì 16 dicembre, ha provato a fare chiarezza sugli eventuali motivi della decisione di Iervolino. L’imprenditore campano è molto attento alle sue relazioni con i poteri politici, finanziari e industriali tanto che, a detta del Fatto, sembra non aver «apprezzato la linea critica adottata da L’Espresso in questi primi mesi del governo Meloni nei confronti della nuova premier, vorrebbe invece un giornale politicamente neutrale»

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, però, potrebbe essere stata un’inchiesta sull’Amazzonia pubblicata sul settimanale l’11 dicembre. Nell’articolo si citavano Exor e Cnh Industrial, due società di John Elkann, come principali finanziatori dei colossi brasiliani responsabili dei roghi che stanno distruggendo la foresta amazzonica.

Visto l’accordo in scadenza a marzo per la distribuzione del settimanale insieme a Repubblica, l’interesse di Iervolino sarebbe quello di preservare proprio il suo rapporto con Elkann. 

L’inchiesta inoltre menziona alcuni tra i più importanti istituti bancari italiani. Tra questi, anche diversi inserzionisti de L’Espresso che avrebbero mal digerito l’articolo. La notizia della rimozione di Abbate, come prevedibile, cade nel dimenticatoio su entrambi i quotidiani GEDI: La Stampa e la Repubblica. Quest’ultimo gli dedica solo un piccolo box a piè pagina 29, che somiglia più ad un lancio d’agenzia. Salvo poi smentire la versione pubblicata dal Fatto: «aspettiamo a braccia aperte il ritorno di Lirio Abbate nel Gruppo Gedi».

Dopo lo scandalo Juventus, Questa vicenda rappresenta un ulteriore caso in cui gli editori e i loro interessi provano a minare la linea, l’attività e l’indipendenza di un giornale. 

La denuncia preventiva di Iervolino a Domani

L’idea di giornalismo di Iervolino era già emersa il 28 marzo scorso. Subito dopo l’acquisizione de L’Espresso, l’imprenditore ed editore campano viene contattato dal Domani per alcune domande chiarificatrici in merito ad un’inchiesta del quotidiano sui suoi affari. A queste domande Iervolino aveva risposto con una denuncia preventiva, ancor prima della pubblicazione della stessa inchiesta di Domani. L’assurdità del gesto aveva portato la stessa redazione de L’Espresso a rassicurare i lettori: «noi non smetteremo di fare domande, chiunque sia il nostro editore».

Articolo di Andrea Carcuro, Edoardo Anziano