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La Russia contro la guerra

Intervista a un'attivista di OVD-Info

29/03/2022

Abbiamo deciso di intervistare su Scomodo Angelina, studentessa universitaria di Novosibirsk, la più grande città siberiana, e attivista per Greenpeace e OVD-Info. Il 6 marzo durante una delle azioni di protesta tenutesi in tutta la Russia è stata arrestata dagli agenti di polizia e portata alla centrale. Lo scopo di questa intervista non è solo mostrare cosa significa per una persona comune protestare in Russia per motivi politici nel 2022 ma anche raccontare come, in risposta alla pressione degli apparati di sicurezza, è nata una rete di attivisti, volontari e non, che si occupa di fornire aiuto a chi viene perseguito dalle autorità. Tra queste organizzazioni c’è proprio OVD-Info di cui l’intervistata fa parte.

Dimmi qualche parola su di te, quanti anni hai, di cosa ti occupi?

Mi chiamo Angelina e ho 22 anni, sono una femminista, un’attivista per il clima e da poco tempo anche attivista civile. Vivo e studio in Russia da ormai quasi quattro anni. 

Il 6 marzo sei stata fermata dalla polizia: per quale motivo? Cosa è successo?

Il 6 marzo sono andata a piazza Lenin a Novosibirsk con un amico per prendere parte a una manifestazione, se così possiamo chiamarla, contro la guerra. Infatti, quando siamo arrivati, in piazza c’erano poche persone e sembrava più una passeggiata in centro città in quanto il numero di persone era lo stesso che c’è nei fine settimana. C’erano molti più agenti di polizia che manifestanti. Noi non avevamo cartelli, non gridavamo slogan e non avevamo alcun segno distintivo. La maggioranza stava semplicemente ferma o si muoveva per la piazza  senza nemmeno compattarsi. Dopo circa 10 minuti i poliziotti hanno iniziato a circondarci, a posizionare le transenne e a urlare nel megafono, ordinando ai presenti di disperdersi perché la manifestazione era in violazione dell’articolo 20.2 del Codice degli Illeciti Amministrativi [violazione delle modalità previste per lo svolgimento di manifestazioni pubbliche n.d.r.]. Era tutto molto strano perché, essendo circondati, non potevamo allontanarci. Dopodiché ci hanno portato nell’avtozak [termine russo per indicare i veicoli adibiti al trasporto degli arrestati n.d.r.]

Si è trattato del tuo primo arresto? Avevi già partecipato a delle proteste in precedenza?

Sì, è stato il primo arresto della mia vita in quanto in precedenza non avevo mai avuto problemi con le autorità. La prima volta sono scesa a manifestare in piazza il 24 febbraio, il giorno dell’invasione dell’Ucraina. Vorrei però spiegare il motivo per cui non sono mai scesa in piazza in precedenza: già da tempo sono un’attivista civile ma per timori legati alla mia cittadinanza [kazaka n.d.r.] non avevo mai preso parte a una manifestazione. Temevo infatti che ci potessero essere delle conseguenze negative: dall’espulsione dall’università fino alla deportazione. Il 24 febbraio tuttavia è sorto un altro timore; questa volta riguardante il mio futuro e quello di altri giovani come me. Per questo motivo da quel giorno non ho paura di scendere in piazza e affermare che sono contro la guerra. Date le condizioni attuali la mia deportazione in Kazakistan sarebbe in un certo senso un privilegio.  

Come ti sei sentita al momento del fermo? A cosa pensavi?

Ero preparata ad essere arrestata: avevo già salvato i contatti di OVD-Info [organizzazione indipendente che si occupa di diritti umani e persecuzione politica in Russia n.d.r.] e mi ero portata acqua e cibo, medicine e un cambio di vestiti. Nell’avtozak si stava decisamente scomodi a bordo c’erano 15 passeggeri e un cane invece dei 9 previsti. Inoltre era buio e faceva molto caldo. Io personalmente mi sentivo tranquilla e speravo che si tutto si risolvesse abbastanza velocemente. Ho anche cercato di tranquillizzare le altre ragazze che erano molto scosse. Diciamo che ci siamo aiutate a vicenda facendo un lavoro di squadra. 

Cosa è successo una volta arrivati al commissariato? Le procedure sono state rispettate?

Una volta arrivati ci hanno portati in una sala riunioni nel seminterrato dove il telefono era inutilizzabile. Inoltre, potevamo salire solo per andare in bagno accompagnati da un agente. Pian piano uno dopo l’altro siamo stati portati in una stanza al piano terra dove gli agenti stilavano il verbale di fermo e ispezionavano i nostri effetti personali. C’era poi una persona che passava di stanza in stanza, dando indicazioni su quali violazioni dovessero essere messe a verbale. Nella stanza in cui mi trovavo durante la compilazione c’erano anche due bambini, la cui mamma era stata arrestata insieme a me. Ho provato a chiacchierare con loro per distrarli e calmarli un po’. Una volta completato il verbale, mi hanno riportata nel seminterrato con tutti gli altri dove sono stata trattenuta per tre ore senza spiegazioni. Io sono stata anche più fortunata in quanto mi hanno restituito i documenti e consegnato una copia del verbale redatto. Nel seminterrato eravamo sorvegliati da giovani agenti in borghese affinché non ci allontanassimo da soli. 

Ti hanno informata dei tuoi diritti? Hanno permesso all’avvocato di assisterti?

No, nessuno ci ha detto nulla a proposito dei nostri diritti, mi hanno semplicemente chiesto se avessi intenzione di richiedere l’assistenza legale. Dopo aver risposto affermativamente ho anche chiesto che permettessero all’avvocato, che si trovava già nella centrale di polizia, di entrare nella stanza. L’inquirente a quel punto ha iniziato a urlare contro di me e a ridere, dicendomi di chiamare l’avvocato; a suo parere nella centrale non c’era nessuno. Allora io ho chiamato l’avvocato, ho messo il vivavoce e gli ho chiesto dove si trovasse precisamente e se avesse provato a entrare. L’inquirente mi ha quindi gridato di attendere un attimo ed è uscita. Una volta rientrata nella stanza mi ha nuovamente chiesto se avessi intenzione di usufruire dei servizi di un avvocato e, in caso di risposta positiva, di dirle dove si trovasse. Io allora lo ho richiamato e lui ha confermato di trovarsi già sul posto. L’inquirente ha di nuovo affermato che in centrale non c’era nessun avvocato. Avendo capito che non avrei parlato senza avvocato, mi hanno riportato nel seminterrato e nelle successive tre ore mi hanno fatto scendere e salire almeno altre sette volte. La settima volta ho detto all’inquirente che non sarei più scesa nel seminterrato finché non avessero deciso di lasciar entrare l’avvocato e ho aggiunto che avevo registrato tutte le conversazioni sul telefono. Di  nuovo ho chiamato l’avvocato e gli ho chiesto di restare in linea fino a quando non fossimo riusciti a vederci faccia a faccia. A quel punto l’inquirente non ha avuto altra scelta che ritornare a controllare accompagnata da me: all’ingresso della centrale c’era effettivamente l’avvocato. Dopo 4 ore gli è stato quindi concesso di entrare. 

Una volta entrato l’avvocato cosa è cambiato? Sai già quali saranno le conseguenze di questo fermo? 

Una volta entrato l’avvocato abbiamo letto il protocollo e visionato il video dell’arresto. Sono stata la prima che ha potuto vedere questo video e la prima che è riuscita a farsi assistere da un avvocato di persona e non telefonicamente. Mi hanno dato una copia del verbale e io ho presentato richiesta scritta di essere difesa dal mio avvocato in tribunale, poi sono stata rilasciata. In totale ho trascorso 9 ore alla centrale. Il 28 marzo il tribunale ha deciso di condannarmi a una multa di 10.000 rubli [circa 100 euro n.d.r.] per violazione dell’articolo 20.2; ovviamente appellerò la decisione.

Cos’è OVD-Info e come ti hanno aiutato?

OVD-Info è una organizzazione per la tutela dei diritti umani che aiuta chi è perseguito dalle autorità per motivi politici. Detto molto brevemente: forniscono assistenza legale, come è avvenuto nel mio caso. Oltre a questo, aiutano a far pervenire beni di prima necessità agli arrestati e hanno un servizio di taxi che riporta a casa chi viene rilasciato. Grazie a loro ho un avvocato che mi può difendere e grazie ai loro materiali sapevo come dovevo comportarmi e sono riuscita a riconoscere immediatamente le violazioni commesse dagli agenti di polizia. In generale, posso dire che grazie al loro aiuto mi sono sentita sicura e tranquilla; ho avuto la sensazione di non essere sola e di avere la verità dalla mia parte. 

Recentemente hai deciso di collaborare con OVD-Info come volontaria, come mai? Quando hai iniziato?

Ho iniziato grazie a un’ottima amica che già da molto tempo è volontaria per questa organizzazione. Io ho preso esempio da lei e mi è piaciuto molto. Avevo già fatto domanda per diventare volontaria prima del fermo e il 6 marzo, dopo essere stata rilasciata, ho ricevuto una email con tutte le informazioni necessaria per iniziare il corso di formazione. Questo è il mio nuovo modo di affermare che sono contro la guerra e la prepotenza delle forze dell’ordine. Ho iniziato ad collaborare attivamente il 13 marzo dopo aver terminato la fase di formazione. 

Come funziona l’organizzazione e qual è il tuo ruolo?

Si tratta di un progetto enorme a cui partecipano moltissime persone con ruoli diversissimi. Io personalmente mi trovo all’inizio della catena e rispondo ai messaggi delle persone che si rivolgono alla chat-bot di Telegram [social-media popolare in Russia e non solo n.d.r.]. Se si tratta di individui fermati dalla polizia, allora chiedo i dati personali e il numero di telefono. Dopodiché inserisco le informazioni nel database, che viene usato dagli avvocati per capire in quale stazione di polizia recarsi. Spesso veniamo contattati anche quando gli agenti di polizia si presentano a casa delle persone con mandati di comparizione o di perquisizione. Nonostante in Russia ci siano 11 fusi orari, la chat-bot è aperta 24/7 e ci si sono sempre almeno due persone che interagiscono in chat e due che rispondono alle chiamate sulla hotline. Tramite la chat-bot è anche possibile ricevere informazioni sui propri parenti o amici. Si tratta di un progetto fondamentale per la Russia contemporanea. 

Quali sono le tue aspettative personali e per la Russia una volta che il conflitto terminerà?

Questa è forse la domanda più difficile: io personalmente spero di riuscire a continuare a resistere a questo orribile sistema nel quale siamo obbligati a vivere. Spero che riuscirò a vedere coi miei occhi il momento in cui i russi comprenderanno che si tratta di una catastrofe e decideranno di agire per migliorare la situazione. Ogni giorno mi sveglio sperando che questa guerra sia finita ed è doloroso rendersi conto che la lotta tra il buonsenso e l’oscurantismo è ancora in atto. Provo dolore nel vedere come le case altrui vengono distrutte e mi sconforta il fatto che si stia tentando di rendere l’Ucraina una prigione simile a quella in cui viviamo noi. Io spero che la Russia diventi un paese libero dove sia possibile vivere felicemente, dove le autorità ascoltino il popolo e dove si sviluppino media indipendenti. Sono convinta che riuscirò a vedere questo momento e che io stessa prenderò parte ai festeggiamenti. Sarà un giorno grandioso. 

Hai intenzione di lasciare la Russia? Cosa pensano di fare i tuoi amici e conoscenti?

Io ho intenzione di tornare in Kazakistan non appena riceverò il diploma di laurea e alcuni amici hanno intenzione di fare lo stesso. Altri sono già in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Polonia e Uzbekistan. Io ho preso la decisione di tornare in patria già a dicembre dello scorso anno. In questo momento anche in Kazakistan ci sono dei cambiamenti e per il momento sono in positivo. Questi 4 anni in Russia mi hanno permesso di scoprire molte nuove cose che ancora non hanno raggiunto il Kazakistan. Il mio desiderio è quello di favorire lo sviluppo dell’attivismo civile da parte dei giovani nel mio paese, aprire le porte al dialogo tra le giovani generazioni e il governo kazako. 

Articolo di di Luca Zucchetti