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Soberana 2 e il virtuoso sistema di ricerca scientifica di Cuba

09/05/2022

Mentre gran parte del mondo aveva deciso, già dopo la prima ondata della pandemia, di proseguire la campagna vaccinale dando priorità alle fasce più a rischio, Cuba diventava il primo paese a dare il via alla campagna vaccinale in età pediatrica, grazie al vaccino Soberana. Strategia che si è rivelata poi vincente, permettendo di contrastare efficacemente l’ondata di Delta della scorsa estate e quella più recente di Omicron. Ma come può un’isola povera e sotto blocco economico – non solo da parte degli Stati Uniti – vantare dei grandi risultati nel campo della vaccinazione?

 

Soberana e la biotecnologia cubana

A maggio 2020, i diversi istituti della biotecnologia cubana si sono uniti per formare un’unica impresa biotecnologica così da fronteggiare al meglio e con le risorse già disponibili la pandemia da SARS-CoV-2. Tra questi l’Instituto Finlay de Vacunas, con sede a L’Avana, leader promotore del vaccino Soberana ed eccellenza nel campo della vaccinazione pediatrica da più di 30 anni. 

“È merito di aver investito anni e anni fa, subito dopo la rivoluzione, molto sulle biotecnologie. La biotecnologia avanzata ti permette di vaccinare così da debellare la maggior parte delle malattie infettive e abbassare una serie di costi” illustra a Scomodo Fabrizio Chiodo, ricercatore italiano, uno dei tanti coinvolti nel disegno dei diversi candidati vaccinali contro il Covid dell’istituto di vaccini Finlay. 

“Quando facevo un dottorato di ricerca nei paesi baschi, a San Sebastián, lavoravo in vaccini sintetici, quelli di nuova generazione. I più bravi in quel settore di ricerca erano di un centro cubano, l’Instituto Finlay de Vacunas, che ho conosciuto ad una conferenza e con cui collaboro molto attivamente dal 2014” prosegue il ricercatore. L’eccellenza si è riconfermata nel tempo e i diversi candidati vaccinali cubani contro il Covid-19 sono stati sviluppati utilizzando materiali con costi bassi e sicuri, perché utilizzati da più di 20 anni. È così che i diversi centri di ricerca si sono adoperati per ricercare, con tecnologie già note specialmente in pediatria, quelli che sono poi diventati i vaccini cubani: tra questi Soberana 02, “vaccino che sfrutta una tecnologia che va sotto il nome di vaccini coniugati, classe che nasce appositamente per la pediatria e già utilizzata dai ricercatori cubani per vaccini contro la polmonite, contro la meningite e contro l’emofilo di tipo B” spiega Chiodo. Per quanto riguarda il caso Cuba, vaccinare i bambini con 2-3 dosi di Pfizer o Moderna sarebbe stato molto più oneroso, anche vista la catena del freddo che questi vaccini necessitano per la conservazione. 

 

Una possibile chiave per un end game

In questi mesi il mantra è stato spesso: più il virus circola, più ha possibilità di mutare, più il rischio di ospedalizzazioni e decessi aumenta. Questo concetto Cuba sembra averlo compreso più di tutti, dal momento che nonostante la percezione diffusa che nei bambini la malattia non fosse grave, vaccinare la popolazione pediatrica ha significato impattare in maniera sostanziale sul contagio in popolazione adulta. “Aver vaccinato i più piccoli pensiamo sia stato un game-changer, la chiave per un ipotetico end game” sostiene fortemente Chiodo, che rammenta anche gli effetti indiretti di questa pandemia (ne avevamo parlato qui): “sono saltate la campagne di vaccinazione in Africa così come le campagne di diagnosi dei tumori e  aumentano i casi di morti post parto in gran parte dei paesi africani”.

Se nelle primissime varianti probabilmente il bimbo riusciva con il suo sistema innato a contenere il virus, e spesso anche a non contagiare, già con Delta ciò è saltato. Come fa notare il ricercatore dell’istituto Finlay, Cuba ha intercettato questo cambio di tendenza quando con l’ondata dell’estate scorsa molti anziani si stavano reinfettando proprio a causa del boom dei contagi tra i più piccoli. 

La chiave è stata dunque vaccinare la popolazione pediatrica, il 15-20% del totale, con 3 milioni di somministrazioni in età pediatrica (dai 2 anni in su) tra Cuba e Nicaragua. 1.7 milioni di inoculazioni tra i bambini nel periodo da settembre a novembre hanno permesso all’intera isola di affrontare Omicron senza complicazioni. Dal 15 novembre infatti non si è più registrato alcun decesso in età pediatrica per covid-19 e le vaccinazioni mirate agli under 18 sono avvenute anche prima della riapertura delle scuole.

Cuba è da sempre un emblema in termini di collaborazione tra società civile, scienza ed istituzioni. Proprio le istituzioni scolastiche sono state un nodo cardine della campagna di comunicazione e sensibilizzazione alla vaccinazione in età pediatrica: “persino ai più piccoli vengono illustrati grafici in cui viene descritta banalmente la risposta immunitaria al virus per chi si vaccina” racconta Chiodo. Questo è stato anche uno dei tanti fattori che hanno portato i genitori a vaccinare il 97% della popolazione dai 2 anni ai 5 anni. A ciò, ovviamente, si aggiunge una campagna mirata finalizzata ad ottenere il placet per prendere parte agli studi clinici, basata sulla piena trasparenza condita da una sostanziale constatazione della realtà: nonostante a Cuba i bambini abbiano un’aspettativa di vita più alta rispetto a coetanei della zona, l’intera popolazione sa benissimo che ciò è dovuto alle garanzie offerte dalla sanità e dalla biotecnologia pubblica cubana. La campagna di sensibilizzazione raggiunge il suo punto più alto, al contrario di quanto si possa pensare, in televisione dove – spiega Chiodo – “c’è una grande divulgazione scientifica, di altissimo livello culturale. Alle riunioni di presentazioni dello studio clinico vengono invitati a partecipare rappresentanti di genitori, scienziati che hanno prodotto il vaccino e se lo sono già iniettato, coloro che hanno contribuito a studi clinici passati, pediatri e membri del Ministero della salute”. 

 

E in Italia, quanti sono i bambini vaccinati?

Nonostante Italia e Cuba abbiano la stessa percentuale di vaccinati tra la popolazione adulta, Cuba, durante l’ondata di Omicron, ha reagito molto meglio.

L’elemento che sicuramente differenzia la campagna vaccinale italiana e quella cubana ha a che fare proprio con la popolazione in età pediatrica: gli ultimi aggiornamenti dell’Anagrafe dati vaccini, datati al 4 maggio, ci confermano che solo il 34.3% della popolazione di età 5-11 anni ha ricevuto un ciclo vaccinale completo, e che per i bambini sotto i 5 anni non ne è previsto ancora alcuno. L’Unione europea, infatti, dove mediamente più del 73% della popolazione è vaccinata, non ha ancora approvato la circolazione di nessun vaccino per la fascia 0-5.

Come ci dice il ricercatore Chiodo, però, “in un virus con questa alta trasmissibilità, se non hai altre misure di contenimento, è necessario vaccinare la popolazione pediatrica”, per evitare che questi diventino un importante veicolo di trasmissione, oltre che esporre loro stessi al pericolo del virus. 

 

Il gioco del profitto e degli “standard produttivi”

Su questa linea, coerentemente con le dichiarazioni del CEO di Pfizer, Albert Bourla, di avere dei dati sperimentali entro aprile per la fascia 0-5, la Food and Drug Administration ha rilasciato un comunicato stampa il 25 aprile, in cui dichiara di aver “ampliato l’approvazione del trattamento Veklury per il COVID-19 per includere pazienti pediatrici di età pari o superiore a 28 giorni, che pesano almeno 3 kg, con risultati positivi”. La direttrice del Centro per la valutazione e la ricerca sui farmaci dell’agenzia regolatoria FDA, Sally Choe, ha dichiarato che “poiché COVID-19 può causare gravi malattie nei bambini (..) continua a esserci la necessità di opzioni di trattamento COVID-19 sicure ed efficaci per questa popolazione”. Per questa ragione, dopo mesi di iter, la FDA ha approvato questo vaccino alla Gilead Sciences Inc: una società biofarmaceutica americana con sede in California. Il rapporto annuale sulle finanze dell’azienda, pubblicato il mese scorso, registra nel 2021 un utile netto di 6.225 miliardi di dollari e un fatturato di 27.305 miliardi di dollari. È in aziende e per aziende come queste che sembra che la sicurezza e l’efficienza non siano gli unici obiettivi perseguiti dall’inizio, e che il profitto giochi un ruolo centrale anche quando si parla di emergenze sanitarie. 

Nel mondo esiste già un vaccino sicuro ed efficace per la popolazione pediatrica, ed è Soberana 2. Ma è sul terreno del profitto e degli standard produttivi che si gioca la sua partita, e per un paese sotto embargo economico da oltre 60 anni non è facile. Nonostante dal 1992 siano state 29 le richieste dell’ONU agli USA sulla cessazione del bloque economico, considerata un’arma che viola apertamente i diritti umani e il diritto internazionale, Cuba continua ad essere sotto blocco. Tra le altre conseguenze, appare evidente come i vaccini cubani non riescano ad avere gli standard produttivi che richiede EMA, e che hanno il sapore di politiche protezioniste: alzare l’asticella in modo che prodotti provenienti da paesi più poveri non possano diventare competitor all’interno del proprio mercato.

“Quello che si vuole fare con Soberana 2 è sfruttare il concetto di unmet medical needs per provare la produzione in Italia o per provare studi clinici, ad esempio in pediatria, sempre sul territorio italiano”, ci racconta Chiodo. Partendo dal presupposto che devono essere i bisogni degli utilizzatori a guidare gli investimenti regionali in servizi per la Salute, appare evidente come la mancanza di un vaccino riconosciuto da EMA per la popolazione 0-5 debba aprire un dialogo con Stati, come Cuba, che sono stati in grado di produrlo. 

 

L’apertura al dialogo tra Italia e Cuba su Soberana

È per questa ragione che l’Italia, con l’aiuto di AICEC (Agenzia per gli Scambi Culturali ed Economici con Cuba), la Rete Sano Giusto e Solidale e le ambasciate dei due paesi, Italia e Cuba hanno rinnovato il rapporto con la rete ospedaliera torinese, che si è avvalsa del supporto di medici e infermieri della Brigata Henry Reeve nella prima ondata, e che oggi dialoga sui vaccini. Il rapporto è possibile, come ci ricorda Chiodo, perchè “c’è molta fiducia nelle istituzioni italiane ed europee sull’affidabilità della ricerca cubana, senza cui non sarebbe stato possibile aprire un dialogo”. L’iter ha avuto il suo picco con l’intervento del ricercatore Chiodo e del direttore dell’Istituto Finlay, Bencomo, alla Camera dei deputati il 9 marzo, durante il quale i due hanno “fatto parlare la scienza”, presentando gli ottimi risultati di Soberana 2 sulla popolazione cubana, e cercando l’apertura di un dialogo per ottenere un controllo del vaccino anche su suolo europeo. “Siamo qui in Italia perché quello che abbiamo fatto è estremamente importante per l’umanità e vorremmo condividere con gli altri questa grande scoperta”, sono le parole di Bencomo, che manifestano una presa in carico collettiva della responsabilità per la risoluzione di questa pandemia. È su questa linea che il 28 aprile è stato firmato un accordo per avviare la produzione del vaccino pediatrico cubano Soberana 2 anche in Italia (ne avevamo dato notizia qui). 

 

Perché parlare di responsabilità collettiva nella lotta a COVID-19

Essere soddisfatti del più del 70% di tasso di vaccinazione della popolazione occidentale, quando al 5 aprile solo il 15,3% della popolazione africana era vaccinata, è un problema. Non si può affrontare localmente un problema globale, ed è proprio per questo che Cuba ha dichiarato di voler collaborare con AIFA ed EMA, per riuscire a distribuire il proprio vaccino pediatrico nel mondo.

Fino a quando tutta la popolazione mondiale non sarà protetta, il virus continuerà a circolare e sarà responsabilità anche del mondo dell’informazione rendere noti i tentativi di avvicinamento e di mutuo soccorso nella gestione di questa pandemia. È infatti grazie alla vaccinazione in massa e distribuita a tutta la popolazione con Soberana che Cuba ha gestito molto bene l’ondata sia di Omicron che di Delta, arrivando oggi a percentuali di contagiati molto basse.

“Cuba mi ha insegnato che ogni vita umana va rispettata, dalla più giovane a quella più anziana.” conclude Chiodo. Proprio focalizzandosi su questo principio, il paese del Centro America ha contestualmente salvato la vita a persone più fragili vaccinando i più piccoli, bisognosi comunque di essere protetti da forme di long covid e veicolo più facile di diffusione del virus.

Articolo di Andrea Carcuro, Cecilia Pellizzari