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Milano ha bisogno di un nuovo stadio?

Perché la costruzione di un nuovo stadio danneggerebbe l’ambiente

29/06/2022

La costruzione del nuovo stadio di Milan e Inter è stato uno dei temi caldi delle elezioni amministrative di Milano e di Sesto San Giovanni. L’argomento si snoda in diversi aspetti che vanno dal valore storico-culturale dello Stadio Comunale Giuseppe Meazza di Milano, agli interessi economici delle due società sportive, ma anche e soprattutto alla salvaguardia dell’ambiente.

 

Il valore culturale dello Stadio Giuseppe Meazza di Milano

L’importanza dello stadio di San Siro va oltre il suo prestigio calcistico dato dalle sue dimensioni e dalla sua capienza di 75 mila spettatori. È, infatti, diventato un elemento simbolo di Milano anche grazie ai celebri concerti che ha ospitato, come quello di Bob Marley nel 1980 o quello di Bruce Springsteen nel 1985. Lo stadio di Milano, nel corso dei suoi 97 anni di storia, è diventato un elemento identitario della città, tanto da diventare una tappa imprescindibile per molti turisti. Nonostante possa apparire evidente il valore dello stadio, nel 2020 la Soprintendenza si è espressa negativamente sul suo interesse culturale, aprendo la possibilità per la demolizione. Centrali nella decisione della Soprintendenza le opere di ammodernamento dello stadio del 1955 e del 1990 che hanno privato lo Stadio Giuseppe Meazza delle sue caratteristiche originali, risalenti agli anni ’20 e ’30. La demolizione di San Siro è dunque diventata una possibilità concreta. 

 

La Cattedrale: dimensioni, prospettive e investimenti

Milan e Inter hanno presentato un progetto per la costruzione di un nuovo stadio nello stesso quartiere San Siro di Milano e la conseguente demolizione del Meazza. Il primo punto da affrontare è la situazione economica delle due società. Come riporta il New York Times, dal 2010 al 2020, in Europa sono stati costruiti 153 nuovi stadi, con investimenti pari a 20 miliardi di dollari: di questi, solo l’1% ha avuto luogo in Italia. Non è un mistero, infatti, che gli stadi italiani, compreso San Siro, non abbiano più subito opere di modernizzazione importanti dal 1990, anno dei mondiali nel nostro Paese. La nuova tendenza, però, ha lasciato segni anche nel calcio nostrano, come dimostrano i nuovi stadi di proprietà della Juventus e dell’Udinese. Questi stadi permettono, in generale, maggiori guadagni, grazie a operazioni di marketing e di brandizzazione dello stadio stesso. L’esempio della Juventus è perfetto per capire questo passaggio: nel 2020 la società torinese ha siglato un accordo di sponsorizzazione di 103 milioni di euro con la compagnia di assicurazioni Allianz, attraverso cui lo stadio prenderà il nome di Allianz Stadium fino al 2030.

Per cercare di raggiungere i top club europei, le due società milanesi tentano di intraprendere una strada per certi versi peculiare. Infatti, il progetto non contempla solamente la costruzione dello stadio, ma anche di un comparto multifunzionale che integra funzioni sportive, per il tempo libero e lo shopping, in grado di generare ulteriori guadagni. Il comparto multifunzionale è fondamentale proprio perché tutto il complesso sarebbe ancora di proprietà comunale e dato in concessione per 90 anni alle Società. In altre parole, dato che lo stadio non sarebbe di proprietà dei privati è solo attraverso la realizzazione di un progetto in grado di portare profitti 365 giorni all’anno che le due società milanesi possono ambire a raggiungere i vertici dei club europei. 

Questo è uno dei primi aspetti che emerge dal Progetto di Fattibilità Tecnico Economica presentato il 10 luglio del 2019 all’Amministrazione comunale di Milano. A partire da questa data, seguono una serie di incontri e dichiarazioni che lasciano spazio a una “urbanistica mediatica”. Infatti, come ci spiega l’avvocata ambientale Veronica Dini – che assiste il Comitato Meazza e altri nel ricorso contro il Comune e le Società – “”il problema che sta all’origine di tutta questa vicenda dal punto dei comitati è la trasparenza, poiché fin dall’inizio abbiamo chiesto accesso alle informazioni, dibattiti, procedure di partecipazione della cittadinanza in relazione al progetto, che ovviamente ha una rilevanza enorme non certo solo per un quartiere. Tutto questo non solo non è avvenuto nel 2020, ma neanche nel 2021 e nemmeno dopo la delibera del legittimo interesse. Le faccio un esempio: ad oggi, ed è paradossale, non è stato ancora diffuso e non è stato protocollato in comune il progetto di fattibilità dello stadio aggiornato, benché si parli di dibattito pubblico. Allora, qui si vuol continuare a proporre strumenti, delibere eccetera, senza ancora capire qual è il progetto aggiornato.”

Uno dei temi principali di interesse pubblico affrontati nel progetto di fattibilità è la superficie coinvolta nella costruzione del comparto multifunzionale e dello stadio. Stando al progetto del 2019, il comparto multifunzionale sorgerebbe nella zona oggi occupata dallo stadio Meazza, con una superficie di 165 mila mq. Questi saranno usati per la costruzione di un centro commerciale, ristoranti, alberghi e uffici. A fianco di esso sorgerebbe il nuovo stadio, che richiederebbe una superficie di 127 mila mq. Il progetto, però, proprio perché fa riferimento in più parti alla costruzione di uno stadio a impatto zero, prevede circa 9 ettari di verde – anche se sulle dimensioni di verde non vi è sempre chiarezza. L’intero progetto prevede un costo approssimativo di 1,2 miliardi di euro – anche se secondo gli ultimi prospetti il costo si aggira sui 3 miliardi di euro a causa dell’aumento del prezzo delle materie prime e dell’inflazione -, di cui 523 mila per la sola costruzione dello stadio. In occasione della delibera della giunta comunale, la Direzione Facility Management ha confrontato il nuovo stadio con un campione di altri 29. Da qui, è emerso come il prezzo a singolo posto per La Cattedrale – ideata dallo studio Populous, noto per la costruzione del Tottenham Hotspur Stadium – è di 8400 euro, contro una media di 3600 euro derivata dal campione. Il progetto prevede la realizzazione di una struttura in grado di ospitare dai 55mila ai 65 mila tifosi (contro i 78 mila posti dello stadio Meazza); tra questi, 12.500 sono previsti essere premium, ossia dove il comfort è massimo, mentre nell’attuale sono 3800. Ovviamente dal punto di vista delle due società, la predisposizione di un maggiore numero di posti premium è vantaggiosa proprio perché sono rilasciati a un prezzo maggiore. Tuttavia, è anche vero che questo tipo di politiche renderebbero lo spettacolo sportivo sempre più esclusivo. Proprio per questa ragione, il Consiglio Comunale di Milano ha chiesto che “sia garantita la natura popolare di accesso allo stadio, anche in luce delle proposte di variazione della capienza, richiedendo espliciti impegni da parte dei proponenti”. 

Masterplan progetto nuovo stadio, fonte: Valorizzazione ambito San Siro. Relazione Tecnica: Vol. 3 Masterplan di progetto, urbanistica e paesaggio. 

Le ricadute ambientali del nuovo stadio

Riguardo l’impatto che avrebbe sull’ambiente la costruzione di un nuovo stadio, è intervenuto il professore Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Nell’articolo, il professore calcola che la realizzazione del nuovo stadio, la demolizione dell’attuale e la costruzione a suo tempo del Meazza, emetterebbe un totale di 210.500 tonCO2. Un valore che identifica l’impronta passata e futura dei progetti calati sullo stadio milanese. Tra gli addendi di questa somma, troviamo 17.000 tonCO2 relativo alla demolizione dello stadio, mentre sono 100.500 le tonCO2 per la costruzione del nuovo stadio. Si tratta comunque di valori di natura minima, riferiti solamente al cemento armato e ai relativi trasporti, omettendo altri componenti come travi in acciaio, arredi, gli impianti, le pavimentazioni e i piazzali. Per compensare le 210.500 tonCO2, servirebbero più di 210 ettari di spazio urbano da convertire in area tappezzata da alberi, sempre secondo i calcoli del professore. L’idea presentata dalle due società è quella di “evitare” l’inquinamento con la compensazione di verde (anche se prevedono ettari di verde al di sotto dei 210 necessari). La letteratura scientifica ci fornisce ampie perplessità riguardo alla soluzione di arricchire l’area con ettari di alberi, poiché non è necessariamente sinonimo di alleggerimento del carico di CO2. La fiducia che confidiamo agli alberi per mitigare gli effetti della nostra impronta ecologica ha un fondamento scientifico, ma essi non contengono le emissioni nella loro totalità. Stime autorevoli, riportano che una cifra plausibile di CO2 assorbita annualmente dalle soluzioni naturali è di circa 11-15 miliardi, cioè circa il 30% della CO2 emessa annualmente. Nuove estensioni di verde possono essere create con la funzione di assorbire CO2 attraverso le foglie; ma, come spiega la BBC, una distesa di alberi è anche scura e questo contribuirebbe a trattenere più calore e quindi potrebbero aumentare le temperature. La situazione attuale, anche nel milanese, caratterizzata da incendi, siccità e parassiti che predano gli alberi, intacca l’efficacia delle piante, ma se vogliamo che il carbonio venga rimosso definitivamente attraverso gli alberi, le foreste necessitano di essere tali per migliaia di anni, e questi orizzonti temporali riscontrano un’asimmetria con invece la pianificazione aziendale che vuole essere molto più celere.

Inoltre, nel verbale di un incontro tra le società e l’amministrazione comunale nel 2019, si scrive che l’attuale stadio produce 2000 tonnellate annue di CO2. Mettendo il dato in relazione con le emissioni previste per la costruzione del nuovo stadio, scopriamo come siano ancora necessari 50 anni circa perché lo stadio il Meazza emetta quel totale di CO2. La domanda da porsi, dunque, è se Milano si possa permettere di produrre una quantità così alta di emissioni in una lasso di tempo relativamente breve (da 3 a 6 anni). Secondo i dati relativi alla città, in particolare un report di Legambiente, “Milano si pone tra le città maggiormente colpite dalle conseguenze del cambiamento climatico, sia in termini di eventi estremi di calore, sia in termini di eventi estremi di tipo alluvionale”, e la zona attorno allo stadio è già pesantemente afflitta da alti livelli di inquinamento, come riportato nella lettera del comitato San Siro, in particolare durante gli eventi pubblici come concerti e partite. In generale, Milano ha una media annuale di PM10 di 32 µg/mc (limite OMS 15), di PM2,5 di 21 µg/mc (limite OMS 5), di NO2 di 39 (limite OMS: 10), valori che simboleggiano una condizione che non richiede ulteriori aggravanti.

 

E la ristrutturazione?

Dopo che le società hanno presentato il progetto all’amministrazione, già dai primi incontri emergono perplessità sull’abbattimento di San Siro, tant’è che da subito si leggono richieste da parte dell’amministrazione di “mantenimento e la rifunzionalizzazione dell’attuale impianto di San Siro di proprietà comunale, rifunzionalizzazione con funzioni di interesse pubblico e generale”. Le società, comunque, non sembrano nemmeno prendere in considerazione l’ammodernamento della struttura esistente, poiché l’esigenza primaria è quella di costruire da zero un nuovo impianto e soprattutto di corredare l’opera come altre aree che garantiscano introiti sicuri: “Dal 2020 sono stati fatti studi, quelli di Magistretti e Aceti, che dimostrano come la riqualificazione dello stadio è possibile e fattibile e molto più sostenibile dal punto di vista economico”, ci spiega l’avvocata Dini. “Questi studi e questi dati non sono mai stati smentiti dalle Società e dal Comune. Quindi restano validi fino a prova contraria. È chiaro che questa [la riqualificazione, ndr] avrebbe innumerevoli vantaggi, eliminerebbe tutta la questione del carico urbanistico, salverebbe il verde e molti altri aspetti. Ma non è presa in considerazione, sarebbe un intervento limitato allo stadio e non consentirebbe uno sviluppo economico ed edilizio”. Inoltre, non si tratta nemmeno di esigenza sostanziale della struttura, poiché nel 2020 è stato emesso dal Comune il “Certificato di idoneità statica decennale 2020/2030”, “quindi è lo stesso Comune che conferma che non vi è bisogno di interventi strutturali. Per cui non è neanche un intervento di ristrutturazione, ma di riqualificazione”, conclude l’avvocatessa. Recentemente è stato nominato il coordinatore del dibattito pubblico, grazie al quale ci si aspetta una maggiore conoscenza sull’entità dell’opera. Attualmente, il progetto presenta enormi criticità e lacune, le quali non gioverebbero allo stato ambientale in cui si trova la città, facendoci domandare se sia necessario un intervento di tali dimensioni per rigenerare lo spazio urbano, quando le ragioni e gli effetti si dimostrano essere tutt’altri.

Articolo di Nicolò Benassi, Emanuele Frijio