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L’ambiguo mondo di WandaVision

Il dualismo della nuova serie Marvel tra illusione e realtà

L’uscita in esclusiva Disney+ di WandaVision ha segnato l’inizio della quarta fase del Marvel Cinematic Universe, il nuovo capitolo della saga cinematografica dedicata agli eroi dei fumetti Marvel Comics.

L’inaugurazione del nuovo ciclo arriva in ritardo di quasi un anno sulla tabella di marcia e doveva essere inizialmente ufficializzata nella primavera del 2020, con la distribuzione sul grande schermo di Black Widow. La fase quattro mette in scena la produzione successiva alle storie degli Avengers, narrate nel corso dei film che costituiscono le prime tre fasi (conosciute nell’insieme con il nome di Infinity Saga) e terminate in Endgame con la scomparsa di alcuni dei personaggi principali e la sconfitta di Thanos. Dunque, WandaVision debutta quindi come prodotto innovativo, nato dalla fusione tra sitcom e cinecomic.

 

Wandavision

Come lo stesso titolo suggerisce, protagonisti sono Wanda Maximoff e Visione, che vediamo immersi in una idilliaca vita di provincia; ma niente è come sembra. I due vendicatori sono ancora una volta interpretati da Elizabeth Olsen e Paul Bettany, che ne avevano già vestito i panni nell’Infinity Saga. La narrazione riprende a partire dalla fine degli eventi di Endgame e dal ritorno delle vittime dello “snap”; tuttavia, è bene fare un passo indietro e ricordarci di aver già assistito alla morte di Visione in Avengers: Infinity War. Tema centrale è l’esasperazione del dolore di Wanda per la perdita dell’amato sintezoide, che la conduce in uno stato di follia incosciente.

In certi momenti, Wanda sembra ricordare un qualche eroe delle tragedie vittima di quelle passioni che governano l’uomo e che l’uomo non è in grado di controllare. Queste stesse passioni conducono la protagonista a compiere gesti disumani, pur non ferendo nessuno fisicamente: riscrive la realtà a suo piacimento, tenendo in ostaggio gli abitanti della città di Westview. In assenza di un vero e proprio villain che muova i fili della trama, Wanda è allo stesso tempo eroe e carnefice: rompendo tutti i canoni cui i fan del genere sono abituati, la Marvel non ripropone la classica storia di un supereroe il cui compito è salvare l’umanità da un nemico ben definito. L’eroe, in questo caso, diviene eroe per se stesso: non ha a cuore la felicità degli altri, ma la propria e vuole difenderla a tutti i costi.

L’iniziale incoscienza dei gesti di Wanda va delineando una sorta di dualità che la fa essere, allo stesso tempo, sia la potente Scarlet Witch, destinata a distruggere il mondo, sia una donna come tante, che soffre e cerca di fuggire dalla sua sofferenza. Questa dualità non pervade solo il personaggio, ma ogni singolo elemento della serie. Come già detto, la peculiarità della seria risiede nell’incontro tra due generi. WandaVision rappresenta un chiaro omaggio a quelle sitcom cult – Vita da strega, The Dick Van Dyke Show, Modern Family – che, dagli anni ’50 agli anni 2000, hanno appassionato il pubblico americano.

Qualsiasi elemento è stato adeguatamente pensato e costruito secondo gli usi del tempo in cui viene narrata l’azione: come apprendiamo dal making of, il primo episodio, ambientato negli anni ‘50, è stato girato con il pubblico presente in studio e la colonna sonora delle sigle è stata costruita su un unico motivo, il cui ritmo è stato modificato e adattato all’arco temporale di ogni episodio. Ogni blocco narrativo viene intercalato dalla presenza di particolari spot pubblicitari, ognuno contenente evidenti richiami a determinati eventi della vita di Wanda, del suo presente e del suo passato.

I due diversi contesti cinematografici non si limitano alla sola coesistenza, ma si mescolano uno all’interno dell’altro: nel mezzo dei toni simpatici e leggeri della sitcom, fanno la loro comparsa elementi più oscuri e contrastanti che catapultano lo spettatore nella realtà Marvel come tutti la conosciamo.

Il punto di incontro che “salda” il puzzle visivo di WandaVision è rappresentato dall’elemento metanarrativo che pervade ogni singolo aspetto della serie, andando di pari passo con la dualità della figura della protagonista; il suo utilizzo non si limita alla costruzione scenica dello show, ma la ritroviamo anche nei titoli dei singoli episodi; titoli come “Interrompiamo questo programma” o “Negli episodi precedenti” assumono l’aspetto di avvisi rivolti allo spettatore stesso, quasi come se si volesse stabilire un dialogo con chi guarda la serie.

 

Superhero sitcom

Un altro tratto non proprio in comune con i superhero movie, ma che comunque stupisce, è l’assenza di combattimenti, che vengono ridotti al minimo per essere invece rimpiazzati da moltissimi dialoghi. Le “lotte” cui assistiamo perdono il loro lato spettacolare, per poterne vestire uno etico, circoscritto al continuo dibattito tra ciò che è giusto per gli abitanti di Westview e ciò che è giusto per Wanda e la sua famiglia. Il dare la precedenza alle parole piuttosto che alle “mani”, è una scelta che si adatta perfettamente al carattere dei personaggi e in particolar modo a quello di Visione che, con la sua ferma saggezza, costituisce l’antitesi dell’egoismo di Wanda. Il contrasto tra le personalità dei due protagonisti si riflette soprattutto attraverso l’elemento del dialogo: il culmine di questi diversi approcci si raggiunge con il differente modo in cui i due vendicatori affrontano il proprio avversario e, specialmente, nel momento in cui Visione arriva a combattere contro se stesso, dando il via a una dissertazione filosofica incentrata sul paradosso della nave di Teseo. Inoltre, i dialoghi rispecchiano l’architettura della serie stessa: conversazioni semplicistiche e basate sull’ironia, tipiche delle sitcom, vengono smorzate da toni più cupi e tesi, emblematici dei cinecomics.

Certamente si tratta di una serie ben costruita, che vede il suo punto di forza nella distanza presa dai canonici prodotti dell’MCU. Ma, proprio come la sua protagonista, anche la serie mostra i suoi punti deboli che, in questo caso, sono gli easter egg, di cui gli sceneggiatori hanno abusato in fase di scrittura. Se si trattasse di espedienti cinematografici collocati appositamente per uno scopo – come nel caso di Ready Player One di Steven Spielberg, in cui gli easter egg sorreggono l’intera narrazione –  lo si potrebbe pure giustificare. Ma non è così, molti “easter egg”, come la presenza/assenza stessa di alcuni personaggi non hanno un reale motivo di essere e molti elementi, in realtà innocui, possono facilmente confondersi con un qualche simbolo nascosto. E, poiché è una verità universalmente riconosciuta che un fan della Marvel provvisto di un ingente carico di easter egg debba essere in cerca di teorie, il pubblico di WandaVision ne ha elaborate una molteplicità.

C’è anche da tener presente che gli episodi sono stati rilasciati settimanalmente, aumentando l’interesse dei fan e il proliferare delle teorie, mantenendo alto l’hype. Dopo l’uscita di ogni episodio i vari fandom hanno, infatti, iniziato a pensare a tutte i significati che potevano girare attorno alla serie, sia a causa della comparsa di personaggi “insoliti”, sia per i contrastanti riferimenti ai fumetti incentrati su Wanda. Le teorie sono state così tante da spingere lo stesso Matt Shakman, il regista della serie, ad ammettere che molti fan sarebbero rimasti delusi. Ed effettivamente, colpa forse del tradimento di tutte le aspettative, il finale è risultato davvero deludente: pieno di epiloghi insufficienti ed eccessivamente sbrigativi, personaggi trascurati, elementi che non combaciano – un tratto per altro insolito, vista la cura dei dettagli tipica di casa Marvel. Inoltre, come affermato da Shakman durante la sua intervista per il podcast “Fat Man Beyond” di Kevin Smith e Marc Bernardin, i piani della Marvel per WandaVision erano differenti in alcuni aspetti e inizialmente prevedevano dieci episodi; tuttavia, a causa dei ritardi imposti dalla Pandemia da Covid-19, molte scene sono state eliminate in fase di montaggio, rendendo la narrazione a tratti incongruente, soprattutto per quel che riguarda il finale.

 

A WandaVision si deve comunque riconoscere il merito di aver reso giustizia a personaggi cui non era stato dato il giusto peso all’interno della Saga dell’Infinito, di averli mostrati sotto una luce differente, distante dai toni freddi e cupi dell’MCU e di aver saputo trattare a fondo il tema del dolore e dell perdita. Nonostante il suo essere un prodotto innovativo, riuscito nell’impresa di aver fuso due generi totalmente opposti, la serie vede eclissati tutti i suoi punti di forza da una conclusione troppo affrettata e priva di spiegazioni. Pur se con qualche difetto, la fase 4 parte con il piede giusto, prefigurando l’inizio di un ciclo abbastanza complesso, che vedrà il ritorno di vecchi personaggi – Doctor Strange, Spiderman – mentre molti altri faranno la loro prima apparizione, preparando il terreno per quella che potrebbe essere una nuova stirpe di eroi.  Con l’uscita di Doctor Strange in the Multiverse of Madness, nel marzo 2022, rivedremo ancora una volta Elizabeth Olsen vestire i panni di Wanda Maximoff, con la speranza di ottenere le risposte alle migliaia di domande lasciate aperte da WandaVision.

Articolo di Denise Frattima